La Voce della Patria

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carri armati
carri armati

Lo spirito repubblicano è improntato alla pace, certo, ma è indubbio che per mantenerla siano necessari dei deterrenti in questo mondo volto al riarmo generalizzato da parte di potenze straniere non sempre nostre amiche.

Le democrazie non hanno il diritto di essere deboli, hanno semmai il dovere di difendere loro stesse ed i propri cittadini.

… non hanno il diritto di attaccare per prime, ma hanno il dovere di intervenire là dove sono in gioco i loro interessi o sono violati i più elementari diritti umani.

La voce di bilancio della difesa per il 2016, su 17,7 miliardi di euro, ne destina ben 10 solo al pagamento degli stipendi: quelli di novantamila tra Ufficiali e Sottufficiali a fronte di ottantadue mila soldati di truppa: è una sproporzione che non ha eguali nel mondo!

Tra gli assoldati ci sono anche duecento preti che costano, tra stipendi e pensioni, 20 milioni di euro l’anno! Neanche andassimo in guerra con le preghierine…

E pensare che per gli investimenti di riarmo sono accantonati solo 2,54 miliardi.

Senza contare gli effettivi della Difesa che sono passati dalle duecentocinquanta mila unità nel 2000 (per le tre Forze Armate) alle poco più di centosettanta mila unità di oggi: ci sono, dunque, in diciassette anni, ottanta mila uomini in meno a protezione di questo Paese; e questo senza che il mondo sia diventato meno sicuro o che si siano fatti passi in avanti in Europa sulla cooperazione in questo settore.

La riduzione degli effettivi militari, unita alla sproporzione tra Ufficiali e Sottoufficiali da una parte e soldati di truppa dall’altra provoca un disfunzionamento emblematico e una superattività per quelli in esercizio che pesa considerevolmente non solo sui militari ma anche sulle loro famiglie.

Tutto ciò non può non riflettersi sul morale delle truppe.

La difesa della nostra autonomia strategica dovrà passare sempre di più attraverso una cooperazione europea.

L’Europa di oggi, tra l’altro, non sostiene abbastanza le industrie della difesa del continente. L’Italia, da sola, è troppo piccola e ha troppe ristrettezze di bilancio per munirsi di nuovi armamenti all’avanguardia, ma unita alle altre Potenze continentali può far fruttare anche a suo vantaggio la sua industria reputata eccellente nelle sue conoscente, vitale nella sua ricerca e dinamica nella sua innovazione.

La rinuncia a mettersi in gioco quando c’è da preservare o da riportare una situazione di pace, non ha mai fatto parte della nostra mentalità: la Repubblica è da sempre un fattore stabilizzante sul piano internazionale ma la sua elevata capacità (un tempo!) di peacekeeping è oggi messa a dura prova.

Da essa derivava anche il nostro prestigio ed il nostro diritto di parola nel contesto internazionale. Ecco perché la Difesa è un asset strategico che andrebbe assolutamente sostenuto ed implementato.