La Voce della Patria

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imprese moderne
imprese moderne

L’aspirazione all’autonomia e all’indipendenza nel mondo del lavoro in Italia attraversa la società nel suo insieme, ma è più marcata ancora tra i disoccupati e chi è entrato da poco nel mondo del lavoro. È nell’interesse dei più giovani, inoltre, crearsi un lavoro autonomo. Purtroppo il quadro d’insieme italiano non incoraggia chi vuol mettersi in proprio, quando questo dovrebbe essere il traino della crescita economica, il motore del progresso della società. …senza contare che il lavoro indipendente sarebbe un bene decisivo nella lotta contro la disoccupazione e per lo sviluppo personale e professionale di un gran numero di ragazzi.

Bisogna liberare le energie di tutti gli italiani e permettere a tutti coloro che hanno delle idee, e che lo desiderano, di diventare lavoratori autonomi.

Le strade sono molte, dall’incoraggiare le imprese a chiamare dei lavoratori autonomi, ma assicurando il quadro contrattuale esistente, ad investire nell’equità tra tutte le forme di lavoro indipendente, ad alleggerire i carichi burocratici e le costrizioni economiche che pesano sugli indipendenti e su chi vuol mettersi in proprio.

Ma lo strumento più efficace di tutti è senza dubbio quello di investire nei centri per l’addestramento di giovani, creati di pari passo con le Università e presso le Università e con la collaborazione delle aziende del territorio: attraverso l’istruzione ed il training sarà possibile realizzare un modello che permette di allevare chi ha un’idea.

Oggi viviamo in un sistema economico nel quale sono determinanti il livello di innovazione, la crescita, la velocità di esecuzione…, per questo c’è bisogno di una forza lavoro che sia flessibile.

Il compito di questi centri di addestramento sarebbe quello di motivare e coinvolgere gli studenti.

Un esempio di questa sinergia tra Università ed aziende è rappresentata dalla “Academy” della Apple presso l’Università Federico II di Napoli, dove la collaborazione crea giovani sviluppatori.

È vero che in una squadra per lo più vincente, ci sono anche degli sconfitti, e qui si tratta di rendere compatibile, in una società come la nostra, la libertà, la creatività e l’innovazione con la protezione degli individui, affinché al di là dell’accollarsi i rischi che derivano dall’attività imprenditoriale, lavoro indipendente non faccia rima con precarietà.