La Voce della Patria

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operai al lavoro
operai al lavoro

Mentre le economie occidentali sono minacciate da una stagnazione persistente, la rivoluzione digitale fa temere per la fine del lavoro e il degrado ambientale mette in forse il nostro sviluppo, l’Italia deve raccogliere le sfide che decideranno del suo rango tra le Nazioni nel XXI secolo. Il nostro Paese dispone di tutte le carte per riuscire: il dinamismo delle sue imprese, il buon livello dei suoi gradi superiori di studio, l’eccellenza in alcuni settori-chiave per il futuro…

Ma è necessario fare il tagliando alla nostra produzione economica, in particolare all’industria (il nostro settore trainante) messa in crisi da trent’anni di incuria, privatizzazioni sbagliate e sperpero di fronte alla concorrenza sleale di una globalizzazione selvaggia e di una costruzione europea assurda.

L’Italia deve rompere con la cornice mercantilista che ha indebolito le società occidentali: interdizione alla politica industriale, politica monetaria dettata dalla finanza internazionale, libero scambio totale…, sono altrettanti errori costati cari a questo Paese.

Dobbiamo puntare al contrario sul patriottismo economico inteso come sfida per far rilocalizzare le imprese che hanno esportato la produzione, e sulla necessità di liberare le energie inespresse, soprattutto nelle PMI. Questo rilancio del tessuto economico si dovrebbe accompagnare alla ripresa del potere d’acquisto, e dovrebbe essere fondato sulla ricompensa del merito e degli sforzi.

Bisogna avere il coraggio di affrontare le lobby che tutto avvolgono in una palude melmosa, soprattutto quella della finanza e le multinazionali che stornano i soldi pubblici a proprio profitto e facendo cadere il peso delle loro frodi, oltre che i conflitti di interesse, sui contribuenti italiani.

È necessario anche che ritorni lo Stato stratega nelle politiche economiche quando non direttamente a capo delle imprese nelle quali si deciderà il nostro futuro, così come succedeva negli anni sessanta del nostro miracolo economico.

Questa politica di rottura permetterà di far ripartire la crescita, di rompere con la disoccupazione di massa e dunque di ristabilire i conti pubblici.

Infine dovremo puntare sulle forze dell’Italia per costruire gli ambiti economici dell’avvenire che possano assicurare uno sviluppo sostenibile e duraturo per il nostro ambiente.

Le nostre ricerche e le nostre filiere industriali ci permetteranno di costruire una società del benessere fondata su un modello di sviluppo più pulito, che ridurrà considerevolmente tutti i tipi di inquinamento e di spreco.

L’Italia dovrà anche assicurarsi la sua indipendenza su settori chiave che troppo a lungo ha trascurato: le telecomunicazioni e l’energia. Non si può più lasciare il controllo della rivoluzione digitale nelle mani di un solo Paese, che rischia di minacciare la nostra sovranità.