La Voce della Patria

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strumenti scientifici
strumenti scientifici

La ricerca scientifica, la conversione dei progressi tecnologici e delle invenzioni in innovazione industriale e la capacità di proteggere il nostro sapere, saranno le armi più efficaci nelle battaglie economiche in cui si sfideranno le grandi potenze nel XXI secolo. L’Italia, ha delle opportunità, ad esempio produce il 4,4% (a livello mondiale) della pubblicazione scientifica (al pari della Francia) ma vede i suoi migliori cervelli emigrare all’estero perché, a differenza dei suoi concorrenti, non sa valorizzare su larga scala le sue eccellenze scientifiche.

Vi è, qui, una constatazione allarmante da fare sul nostro Paese che è uno dei più toccati dalla fuga dei cervelli all’estero: lo Stato ha speso migliaia di euro per formare i suoi cittadini più preparati e questi vanno a spendere il loro capitale di saperi e di risorse intellettive altrove.

Questo, se da un lato ci fa veramente capire il vero valore delle nostre Università, dall’altro si traduce in una grave perdita di capitale umano e in uno smacco per l’Italia!

Colpa anche della limitata capacità di investimenti in ricerca scientifica e tecnologica (la spesa per la ricerca in Italia è all’1,3%, quando i suoi più diretti concorrenti europei spendono almeno il doppio).

Il nostro Paese può mantenersi su un livello industriale elevato a condizione di puntare sulle sue eccellenze: i suoi ricercatori più bravi, i suoi imprenditori più coraggiosi e innovatori, i suoi ingegneri e le sue menti più creative…: a queste condizioni può inventare delle linee di produzione che non possono essere delocalizzate, sempre che metta al sicuro i suoi spazi nell’innovazione (tramite i brevetti industriali ma anche senza farsi predare le aziende più promettenti da mani straniere!) e che metta in moto un circolo virtuoso di impieghi addossati alla sua ricerca e allo sviluppo.

Un problema piuttosto grave è che l’Italia non protegge abbastanza le sue produzioni industriali ed i suoi saperi dal saccheggio che ne fanno all’estero.

Il brevetto è, tuttora, il solo mezzo che consente ad una impresa di salvaguardare il suo avanzamento tecnologico e di garantirsi l’esplorazione esclusiva del suo lavoro in ricerca e sviluppo. Ebbene, secondo i dati del 2015, l’Italia brevetta 1/3 rispetto alla Francia ed 1/6 rispetto alla Germania. In termini di deposito di brevetti per numero di abitanti questo Paese è al di sotto della media europea e al 18° posto nel continente!

Questa debolezza che è andata sempre più aumentando di pari passo con la crisi economica si spiega sia con un’alta incidenza della ricerca di base, in cui siamo forti, ma che non produce brevetti, sia con un insufficiente sfruttamento dei brevetti da parte dell’industria nazionale, ma anche per una remunerazione insufficiente dei ricercatori che, come abbiamo detto, preferiscono scappare all’estero appena ne hanno l’opportunità e sviluppare là le loro ricerche.