La Voce della Patria

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euroscetticismo
euroscetticismo

Difendere l’Europa delle Nazioni mettendo in discussione l’Europa di Bruxelles che annienta gli Stati, ne sequestra la sovranità, sostituisce ai loro regimi democratici una tecnocrazia eletta da nessuno.

Limite occidentale della grande placca euro-asiatica, incrocio dei mondi mediterraneo, orientale e africano, finestra protesa sulle grandi distese oceaniche, il continente europeo è stato, durante migliaia di anni, il luogo di incontro di una moltitudine di popoli e di civiltà che ne hanno fatto uno spazio di estrema diversità.

Da queste diversità confinate in una superficie ridotta, di conseguenza propizia a degli scambi permanenti e strutturati, a volte conflittuali, è nata una pluralità di popoli e di Stati, poi delle Nazioni, in continua evoluzione.

Figlia della cultura greca, di Roma e del cristianesimo l’Europa, ancorché mediocremente dotata di risorse naturali, ha scritto a poco a poco una storia segnata dal progresso delle arti, delle scienze, della tecnica e delle idee, fino all’invenzione di un Umanesimo e di una modernità dalla portata universale.

Così, forte della sua potenza spirituale, morale e materiale, sempre in crescendo a partire dall’epoca moderna, l’Europa ha a poco a poco plasmato gli strumenti di un dominio mondiale di cui le eredità molteplici segnano ancora profondamente il mondo contemporaneo.

Le due guerre mondiali che hanno minacciato di distruggerla, la minaccia di una terza e dell’asservimento concomitante a ben due ideologie totalitarie, il riflusso degli imperi coloniali e l’emergenza di un mondo multipolare che ne risulta, hanno condotto gli europei a ricercare le vie ed i mezzi di una convivenza pacifica e cooperativa dei loro destini.

La costruzione europea che ne è seguita è pertanto nata da un profondo desiderio di pace e di sicurezza, come dalla speranza di una nuova affermazione – umanistica e aperta – di fronte ai nuovi giganti di un mondo in via di restringimento e di uniformizzazione.

I Paesi europei hanno così potuto sognare di condividere un’ambizione comune: ricostruire il loro continente, stabilirvi uno spazio di libertà di pace di prosperità di giustizia di influenza.

L’Unione europea ha sfigurato l’idea europea.


Agli inizi, in piena espansione economica, nel secondo dopoguerra, la ricetta europea ha funzionato e ha apportato indiscutibili benefici ai popoli. Dopo la deriva ha preso il sopravvento.

Con i trattati dell’Atto unico, di Maastricht, di Amsterdam, di Nizza, di Lisbona (che altro non era che un copia-incolla della precedente costituzione europea rigettata dai francesi), fino al TSCG (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria o fiscal compact) che rinforza il patto di stabilità portandolo a livelli insopportabili, l’Unione europea si è incancrenita in una impasse da cui non sa più come sortire.

Questo tradimento dell’ideale europeo si è prodotto e consumato a cavallo del nuovo secolo attraverso tre azioni: da un lato l’allargamento sconsiderato a dei Paesi con economie e mentalità molto differenti; dall’altro si è assistito alla presa del potere delle istituzioni comunitarie non elette che i trattati non hanno mai smesso di rinforzare a detrimento delle democrazie nazionali; dall’altro ancora, ma non meno gravosa, è stata la comparsa materiale dell’euro che ha privato gli Stati che lo hanno adottato della loro sovranità economica.

Questo allargamento, ed il conseguente aumento del numero dei Paesi membri, ha precipitato l’Europa in una deriva federalista con l’estensione delle votazioni a maggioranze qualificate – che permettono ad una maggioranza di Paesi di imporre delle misure rifiutate da altri – e l’accrescimento parallelo delle prerogative comunitarie che si è realizzato attraverso l’indebolimento degli Stati, troppo spesso con la compiacenza di Governi rinunciatari.

Così le istituzioni sovranazionali hanno potuto affermare il proprio predominio sul Consiglio dei ministri e sull’azione intergovernativa.

In certi Paesi membri – come l’Italia – dove il verbo europeo viene accettato dalle élites senza colpo ferire e, dunque, il controllo dell’opinione pubblica è disarmato dinanzi a questo inesorabile meccanismo, due dei fondamenti della democrazia sono stati a poco a poco sminuiti: la sovranità nazionale che non appartiene che al popolo e la separazione dei poteri che premunisce contro l’arbitrarietà.

Inoltre il dogma della concorrenza praticato da Bruxelles in modo inflessibile indebolisce le industrie europee e le espone alla concorrenza sleale dei Paesi emergenti attraverso un’apertura indiscriminata dello spazio commerciale nel mercato unico.

Perché la Commissione fa del mercato interno europeo una pura espressione geografica di libero scambio mondiale che accelera la delocalizzazione delle industrie.

Infine questa Unione europea inefficace, intrusiva, antidemocratica e autoritaria non esita più a sequestrare il suffragio universale e lo sconfessa sempre più spesso e apertamente.

Rinnovare quest’Europa attraverso la democrazia e la prosperità, per assumere il suo ruolo di valore aggiunto al servizio dei popoli.


Però i popoli hanno cominciato a comprendere come questa Europa abbia preso una brutta china e come si ostina nei suoi errori.

La somma delle crisi, dei problemi e delle ingiustizie che le sono imputabili piazzano l’Unione in una situazione insostenibile dalla quale deve uscire al più presto se non vuole precipitare.

Per salvare l’ideale europeo, che contiene in sé i germi di una fioritura di tutto il continente, bisogna avere il coraggio di rompere con le chimere del pensiero federalista. Con questa tentazione di un monolitismo continentale, che non è soltanto una minaccia mortale per le democrazie europee che vivono e si incarnano nelle Nazioni, lo è altrettanto per la sua prosperità e più fondamentalmente ancora per la sua diversità politica e culturale che l’hanno fatta grande attraverso le epoche.

In luogo di esporre i suoi popoli ai disordini del mondo l’Europa deve invece proteggerli.

Ciò passa chiaramente attraverso una rottura con i flagelli che la investono: disoccupazione di massa, anarchia nei flussi migratori, livellamento sociale, economico ed ambientale verso il basso, fiscal compact, distruzione della nostra industria, allargamento senza fine e infine euro, devono cessare una volta per tutte!

Al fine di ritrovare la libertà e la forza di cui oggi è orfano il nostro continente deve piegarsi alle nuove primavere dei popoli che solo un’organizzazione interstatale, leggera e volontaria può assecondare.

Si tratta di rendere le Nazioni di nuovo padrone delle proprie leggi, della loro moneta, del loro bilancio e delle loro frontiere, che permetta loro di allearsi su dei progetti reali e definiti, in seno ad una Europa delle cooperazioni concrete e volontarie.