La Voce della Patria

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Eurabia
Eurabia

L’Europa è concepita come la maglia debole dell’Occidente. La ragione di questa percezione è da ricercarsi nella presenza di numerose comunità musulmane nei Paesi dell’Ue, alla facilità con la quale i suoi dirigenti cedono ai ricatti degli islamici, e più generalmente per l’indebolimento degli Stati con il processo di costruzione europea

In Europa si trovano tutti gli elementi che ne fanno una terra di missione per la jihad e, specialmente, la combinazione esplosiva di tre fattori: una massiccia immigrazione musulmana, una disoccupazione di lunga durata, la rinuncia ad ogni volontà di assimilarsi.

Già in Francia o in Belgio queste condizioni hanno finito per sviluppare una deriva dei territori e delle comunità da costituire delle popolazioni estranee e ostili.

I giovani vi crescono in una contro-cultura violenta, si appropriano progressivamente del territorio e per concludere, quella disintegrazione di fatto si sublima con la diffusione dell’estremismo islamico.

Il fallimento dell’utopia federalista è data dalla presenza, a poca distanza dalle sedi delle istituzioni comunitarie, di un quartiere come quello di Moleenbek!

In risposta all’invecchiamento della sua popolazione l’Unione europea diffonde una politica di ripopolamento del Vecchio Continente. Nello stesso tempo, nel difendere i diritti delle minoranze, i trattati europei garantiscono ai nuovi venuti il diritto di restare essi stessi a casa altrui.

Più in profondità, se noi portiamo fino alle estreme conseguenze la costruzione europea, e questa fosse un giorno completata, un italiano potrebbe sentirsi a casa sua in Romania e viceversa.

L’utopia europeista consiste nel rimpiazzo delle Patria con un super stato che è come una vasta hall aeroportuale anonima, nella quale i diritti di tutte le persone in transito sono garantiti!

La costruzione europea riposa sull’idea delirante che svincolando i popoli dalle loro radici politiche, sociali e culturali, si disarmino le cause di ogni conflitto. Raffreddando i legami politici, rendendoli clinici, disincarnati, giuridici, si disinnescano le passioni collettive fonti di odio.

Nei fatti, più Europa abbiamo, meno patriottismo abbiamo e più bisogno di identità collettive sostitutive abbiamo: regionali o confessionali.

La creazione della moneta unica e la fuga in avanti sul libero scambio e sull’allargamento dovevano condurre alla prosperità. Ma le disuguaglianze si sono incrociate e i tassi di disoccupazione impegnati. Ciò ha creato quel mostro che è Moleenbek! E resterà come il fallimento delle promesse di Maastricht.

L’Europa ci ha privato dei mezzi per difenderci perché la libera circolazione dei mezzi, delle persone e delle cose non è andata di pari passo con una sfera giudica e giurisdizionale continentale (polizia e giustizia continuano ad essere, fortunatamente, nazionali).

Cadiamo continuamente nell’utopia di un Governo europeo che senza l’apporto di un popolo è un ossimoro.

E poi c’è la falsa considerazione, elevata a principio scritto sulla pietra, che tutto è preferibile alla guerra: il pacifismo è consustanziale all’idea di Europa, ne forma il peccato originale. L’Europa ci ha dunque disarmato in ogni modo: psicologicamente e materialmente per cullarci nell’illusione del dolce commercio e nella globalizzazione felice.

La soluzione è, allora, più Europa?

Sarebbe come domandare al malato se avesse bisogno di più febbre!

La verità è che ci vuole più cooperazione, ma soprattutto, più Stato per lottare contro gli effetti della jihad (più polizia, più magistrati, più servizi segreti).

Ciò è molto delicato e doloroso ma il lavoro della nostra generazione consiste nel ridurre le tasche della dis-integrazione e nel neutralizzare l’avvento di un popolo musulmano sul nostro suolo.