La Voce della Patria

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Europa feudale
Europa feudale

Tutte le strade portano alla Commissione. Tutti i sentieri dello spartiacque, quelli che si scuotono e tremano in mezzo a venti di tempesta conducono alla rotonda Schuman nella capitale del regno belga. Tutti i percorsi: compresi quelli dei separatisti Catalani, Bretoni, Baschi, Fiamminghi o Corsi che dimenticano sempre di ringraziare l'Unione Europea, mentre essa è comunque la loro più grande protettrice. Dato che là inizia tutto.

Che ogni regione abbia una propria identità è una cosa indiscutibile. Che questo senso prevalga sull'idea della Nazione è un'altra cosa, è una nuova sudditanza che solo l'Unione europea potrebbe suscitare, favorire e alla fine raggiungere.

L'Unione europea non è altro che una sovrastruttura federale, incompiuta ma pesantissima, una gigantesca macchina amministrativa basata sugli Stati europei; la sua unica esistenza è di per sé una rimessa in causa degli Stati, cioè di quelle entità che dal Medioevo hanno incarnato le Nazioni.

Gli Stati si piegano naturalmente sotto i vincoli europei.

Ma l'Unione non si è limitata solo ad esistere: ha ricevuto gradualmente dai trattati o confiscato dalla giurisprudenza dei suoi giudici, molte competenze statali. Le capitali esistono ancora, ma il loro potere sta diventando sempre più raro.

Per indebolire il potere centrale è necessario aumentare i poteri decentrati e rafforzare le tendenze separatiste. È necessario screditare o delegitimizzare gli Stati centrali.

È quello che l'Unione europea ha fatto perfettamente: riunendo in una o due sale bruxellesi la maggior parte delle sovranità, imponendo la legge del mercato su tutto il continente, mantenendo le frontiere aperte a tutti i costi e rendendo così le capitali europee altrettanti feudi, altrettanti vassalli sottomessi ai commissari con le loro borse piene di direttive.

Qual è l'interesse o il vantaggio per i poteri decentrati come la Catalogna di obbedire ad uno Stato impotente, povero, sfarzoso ma senza potere, emblema di una forza sottomessa al progetto europeo che non è mai stato quello della gente reale?

L'interesse o il beneficio sono ridotti di giorno in giorno. In Francia come in Spagna, in Corsica come in Catalogna la logica ispirata da Bruxelles è la stessa: regionalizzare, impoverire la potenza delle Nazioni, imporre alle capitali sempre maggiori deleghe di poteri alle regioni, che gli Stati hanno fatto senza colpo ferire per anni.

I capi dei governi nazionali eseguono instancabilmente, fermandosi poco prima dell'ultimo stadio: si rifiutano solo, ormai, di concedere l'indipendenza alle loro autonomie territoriali!

Comprensibilmente si rifiutano di dare loro il potere di imporre dazi e tassare: è l'ultimo chiavistello prima del “liberi tutti” che resiste, così come non hanno ancora ceduto del tutto i loro bilanci all'Unione europea, l'ultimo potere sovrano rimasto nelle mani degli Stati che non vogliono separarsi dal Tesoro, ultimo cemento delle Nazioni a fine corsa.

A questo stadio si presenta la scommessa della Catalogna. La regione spagnola, già autonoma, cerca con ogni mezzo di impegnarsi su questo percorso: dichiararsi indipendente, costringere Madrid a cedere l'ultimo chiavistello, attribuirsi il potere di imporre tasse.

Il re Filippo VI ha denunciato la 《slealtà inammissibile》 delle autorità catalane che hanno cercato di prendere il sopravvento sulle istituzioni spagnole, a rischio di sconvolgere la sopravvivenza a lungo termine di tutta la Spagna post-franchista.

Ma nulla può cambiare la realtà: egli è il re di una monarchia senza potere, la corona di uno stato svuotato della sua sovranità, l’orpello e il simbolo dell'unità e della permanenza di una nazione impegnati su un sentiero opposto: un percorso di decadenza autoindotto, dove i paesaggi non sono chiari, gli orizzonti confusi e dove il potere politico non è di aiuto poiché, sempre di più, è solo una somma di apparati.

È pertanto inutile commentare le dichiarazioni o i desideri di indipendenza senza riflettere che essi sono il primo risultato di un processo, quello della costruzione europea, arrivata ad un punto tale da rendere ormai tutto possibile.

La dichiarazione di indipendenza catalana, con gli scontri, i feriti, le marce, le manifestazioni e tutto ciò che le è collegato sono solo i primi disordini costituzionali causati dalla sovrastruttura europea.

Sarebbe sbagliato credere che l'Unione europea sia una prima assoluta, che sia inedita nella storia politica dell'Occidente o che non abbia precedenti storici. Le superstrutture funzionano tutte sulla base di gruppi feudali che sono cooptate o suscitate; esse vivono e perdurano solo se i poteri al di sotto di loro sono abbastanza piccoli da non sollevare le bandiere della ribellione o non attivare moti rivoluzionari.

Per dirla in altro modo, la creazione di una sovrastruttura di natura federale presuppone, di fatto, la scomparsa delle Nazioni e l'emergere di un feudalesimo tenuto sotto la giurisdizione della sovrastruttura.

Il tempo sta raccogliendo i primi frutti della costruzione europea e le notizie di Spagna sono solo il primo esempio.

La costruzione europea è stata inaugurata per evitare il pericolo di guerre tra le nazioni del continente. Con quasi un migliaio di feriti, il colpo di mano delle autorità catalane dimostra che la ri-feudalizzazione del continente non avverrà senza violenza.

Alcuni hanno già un nome per quello che sta succedendo: guerra civile. Resta solo da stringere i denti. c