La Voce della Patria

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Bandiera europea
Bandiera europea

I popoli sembrano esprimere numerosi disaccordi riguardo alla politica di integrazione europea. Per anni questi disaccordi sono stati vistosamente ignorati, persino disprezzati e criticati, dai governi successivi e ancor più da una parte molto ampia dei media. Estremismo, populismo e altri "ismi" sprezzanti furono riferiti al popolo che era contro l’Unione europea. In Italia questo atteggiamento è dimostrato dalla rozzezza con cui vengono giudicate dai media le proposte sovraniste ed anti-euro della Lega e del M5S. In Francia, questo comportamento è stato simboleggiato dall'elusione del voto negativo dei cittadini nel referendum del 2005, e dai partiti che hanno accettato di far passare in Parlamento il riassunto del testo rifiutato dal referendum. In altri Paesi, i popoli sono state oltraggiati fino a quando non hanno dato la risposta che ci si aspettava da loro (Irlanda), quando non hanno ricevuto un colpo diretto alla loro sovranità costringendo il loro capo di governo ad applicare l'opposto del mandato popolare (Grecia).

Con la Brexit, sembra esserci stata una consapevolezza politica.

Ma ora vediamo Pierre Moscovici, il commissario alle questioni economiche e monetarie, denunciare comportamenti anti-democratici che egli ha già usato con entusiasmo. Emmanuel Macron, nei suoi discorsi, pronuncia la parola "sovranità" ogni tre frasi. Ma l'uso di questa semantica è più il risultato di una lettura degli studi di opinione che del desiderio di seguire i disaccordi in questione…

La consapevolezza di questo disaccordo nei confronti dell'Europa sembra essere più difficile da digerire per la maggior parte dei media tradizionali. Questi ultimi continuano a usare queste parole, come "europeista", che ovviamente ha una tonalità positiva, e “euroscettico”, che invece l’ha piuttosto negativa.

Le maggioranze emerse nei vari Stati per rigettare i trattati europei non sono affatto scettiche, ma molto spesso volitive. Di nuovo, c'era un grande disprezzo per loro. D'altra parte, la divisione dell'asse politico sulla costruzione dell'Europa è davvero essenziale e molto più decisiva della divisione destra-sinistra. Questo è stato latente per molto tempo. Maastricht lo ha portato alla ribalta e la grande crisi economica di inizio secolo ne ha confermato la tendenza. La destra e la sinistra hanno resistito perché è molto difficile aggregare e disgregare forze politiche esistenti. Ma adesso ci siamo!

I leader della destra moderata, possono sembrare cauti sulla costruzione europea: non parlano mai di salti federali, ma evocano una maggiore "integrazione". Tuttavia, il federalismo è già in atto per una buona parte. L'euro è un'istituzione di natura federale. E la Corte di Lussemburgo, importata sul territorio italiano dai trattati, impone una superiorità della regolamentazione comunitaria rispetto alle norme nazionali.

Di nuovo c'è solo la proposta dell'Europa a più velocità che sta a cuore alla Germania, con un nucleo di Stati sempre più integrati e numerosi cerchi concentrici degli altri che condividono solo alcuni aspetti della maggior integrazione.

Siamo solo all'inizio di una sfida che vedrà sempre di più confrontarsi sul piano politico i fautori di una “maggior Europa” con i fautori di un ritorno alle democrazie nazionali.

Ciò determinerà una scomposizione e ricomposizione dell'arco politico nelle varie Nazioni. È chiaro da che parte noi propendiamo.