La Voce della Patria

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profughi in Africa
profughi in Africa

Nei prossimi trent’anni, nello spazio di una generazione, la popolazione africana andrà a raddoppiare! Sarà il più grande choc demografico nella storia dell’umanità.

Secondo la FAO più di 230 milioni di africani soffrirà la fame. Nello stesso tempo 650 milioni di essi non disporrà di un accesso adeguato all’energia, senza la quale uno sviluppo economico non è possibile.

Una tale situazione rischia di diventare un pericolo devastante per il resto del pianeta!

E in un mondo dove le regioni sono sempre più interdipendenti, la destabilizzazione dell’Africa rischia di generare guerre per l’acqua, per il suolo, per la sussistenza…

L’unica soluzione per gli africani sarebbe l’emigrazione di massa, ed il continente europeo ne subirebbe le immediate conseguenze.

Nell’avvenire ormai prossimo, l’esodo causato dalla fame e dalla povertà porterà in Europa, se continueranno le attuali politiche di accoglienza indiscriminata, milioni di individui che cercheranno di raggiungerci con ogni mezzo, attirati dal miraggio di una civiltà scintillante ma ormai in declino.

Le nostre città saranno raggiunte da migliaia di individui e non sarà più possibile difenderle: diventeranno metropoli africane, agglomerati immensi segnati dalla povertà e dall’insicurezza, come già oggi è possibile vedere in alcune delle periferie italiane.

Nessun muro, nessun blocco navale sarebbe in grado di fermare questa massa di disperati.

La povertà, poi, è il terreno più propizio a far germogliare le ideologie più terribili e portatrici di morte, come è provato dall’islam jihadista.

Un tale scenario non è ineluttabile. Esiste un’altra via: quella di aiutare gli africani a casa loro.

In primo luogo favorendo l’agricoltura nei villaggi e nelle piccole città: costruendo pozzi, infrastrutture energetiche, proteggendo le terre contro l’avanzata del deserto, costruendo strade e ferrovie per raggiungere i grandi centri di smistamento…

In questo modo si può permettere ai contadini africani di vivere dignitosamente del loro lavoro, e di produrre delle ricchezze che resterebbero sui loro territori. L’Africa è così ricca di terre e di risorse naturali!

Inoltre, se i Paesi africani sviluppano un’agricoltura autonoma e capace di assicurare l’autosufficienza alimentare si svilupperebbero contemporaneamente anche gli altri grandi poli dello sviluppo economico, vale a dire l’industria, il commercio, l’esportazione…

Noi crediamo che non ci sia avvenire, in Africa, senza uno sviluppo potente dell’agricoltura.

Non fare nulla, o peggio, fare come se i problemi dell’Africa riguardassero esclusivamente gli africani significherebbe condannare l’Italia, che è la porta per l’Europa, ad un futuro nerissimo.

La filosofia del progetto.

Si tratta di apportare, attraverso un grande piano sviluppato e finanziato a livello europeo, un aiuto allo sviluppo, anzitutto economico, ma anche sociale giacché rivolto anzitutto a regimi democratici o in via di democratizzazione da cui sarebbero del tutto esclusi dittatori e Stati corrotti.

Far questo è anche aiutare noi stessi e scongiurare una crisi migratoria dalla portata e dalle conseguenze devastanti.

Chi non vorrebbe far nulla è, spesso, il medesimo che deplora l’immigrazione massiccia, che il nostro Paese conoscerà sempre di più a star fermi. Questa posizione è insostenibile: si denunciano gli effetti e non si vuol agire per rimuoverne le cause profonde.

Coloro che propongono porte aperte all’immigrazione e aiuti umanitari, non sono da meno in errore!

Gli aiuti umanitari non risolvono la situazione: l’Africa, per quanti ne ha avuti, dovrebbe essere uno dei luoghi più prosperi della Terra, altrimenti.

Aprire dei canali all’immigrazione, invece è deleteria, sia per gli Stati africani che si vedono impoveriti in capitale umano, sia per gli Stati europei che, in tempo di crisi economica, non saprebbero dove ricollocare questa massa di disperati.

È un fatto: lo sviluppo dell’Africa è interesse dell’Africa ma è anche nostro. E questo dovrebbe essere uno degli assi portanti della nostra politica in futuro. Perché l’Italia, non scordiamocelo, sarà la prima Nazione a subire le conseguenze dell’esodo africano.