La Voce della Patria

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popolazione straniera
popolazioni straniere

Aprire le porte ad una immigrazione incontrollata è introdurre dei comunitarismi nella nostra coesione nazionale. Di fronte a chi vorrebbe che accogliessimo tutta la miseria del mondo, noi affermiamo che il nostro Paese deve tornare a controllare le sue frontiere, dotarsi dei mezzi e della politica atti ad assimilare la popolazione che accoglie e accordare la nazionalità italiana soltanto a chi se ne dimostri degno.

Ne va, come dicevamo, della nostra coesione nazionale, del nostro patto repubblicano e del nostro modello di società, le cui risorse non sono infinite, né gli equilibri acquisiti per sempre.

Al primo gennaio 2016 risultavano regolarmente residenti in Italia più di 5 milioni di cittadini stranieri, pari all’8,3% della popolazione residente.

Ma negli ultimi anni sono stati frantumati primati su primati di richieste d’asilo grazie agli sbarchi degli immigrati provenienti dal sud del Mediterraneo: ciò non ha fatto che aumentare i numeri e questo richiede una seria riforma della mentalità e delle procedure.

In un contesto dove migliaia di profughi si ammassano alle nostre frontiere le normali politiche dell’immigrazione devono essere adeguate.

L’Italia, che conta un tasso di disoccupazione al 12%, oltre quattro milioni e mezzo di cittadini sotto la soglia della povertà e circa 50 miliardi di dollari di deficit pubblico, non ha la capacità di far fronte a tutto questo afflusso di migranti, né di accoglierli dignitosamente o di assicurare in qualche modo la loro integrazione.

Per questo sosteniamo che l’immigrazione deve essere governata a un livello conforme alle capacità di accoglienza dell’Italia!

Ma oltre all’immigrazione legale, si stima che ci siano, nella Penisola, 300 mila stranieri in situazione di irregolarità, anche se fare una stima in questo campo è difficile per definizione. A questi vanno poi aggiunti quelli che entrano illegalmente e che, una volta espulsi, restano sul territorio nazionale.

La coesione nazionale è strettamente legata alla presenza di una minoranza di stranieri. Proprio perché in larga parte essi provengono da una cultura islamica, essa è minacciata in maniera grave e costante: la guerra che i seguaci di Allah hanno dichiarato all’Occidente ci deve far riscoprire i nostri principî democratici ed esserne fieri perché l’umanità non ha creato ancora niente di più alto e nobile!

Ci deve far riscoprire i nostri usi, i nostri costumi e le tradizioni perché essi sono la carta d’identità del nostro popolo.

Ci deve far riscoprire la nostra storia politica e culturale perché nessun’altra Nazione al mondo ha influito mai così tanto nel corso della storia dell’umanità.

Seppure qualche musulmano manifesti una qualche volontà di integrazione, la maggior parte di essi non si trova a suo agio nel quadro sociale e democratico che è il nostro. Moltissimi sono sfavorevoli al nostro stile di vita: questa situazione chiama una risposta forte da parte dei Poteri pubblici.

Non è con una posizione dimissionaria dello Stato che allevieremo le pressioni provenienti da una minoranza di fanatici!

La loro presenza in massa sul nostro territorio finirà per realizzare delle fratture nella nostra società come è evidente da alcuni Paesi vicini con cui siamo soliti confrontarci. E se un islam italiano sarà possibile, ciò passa attraverso l’allontanamento di ogni ideologo estremista o predicatore d’odio, che non devono trovare spazio da noi.

Tutte le religioni e tutti i culti hanno trovato nel tempo un loro equilibrio e si sono adattate alle leggi dello Stato, perfino la religione cattolica, che qui ha la sua sede.

Con i preti si è trovato un modo di convivenza. Ebbene l’islam pone oggi strappi e continue sfide ai quali lo Stato deve rispondere con autorità e con fermezza.

Lo sviluppo di comunitarismi islamici sul nostro territorio – come il rifiuto dei nostri simboli, l’uso del velo integrale, se non del burqa, l’usanza di avere più mogli… - segnala un difetto crescente del controllo dello Stato sul rispetto dei diritti umani, della legge e dei valori della Repubblica.

Tutti i tentativi di accordo nel passato non hanno avuto successo. È, pertanto, necessario stabilire regole unilaterali tra il culto musulmano e la Repubblica.