La Voce della Patria

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barcone di immigrati dalla Libia

Se qualcuno bussa a casa nostra, siamo noi che decidiamo se farlo entrare. Lo stesso dovrebbe accadere con gli immigrati che si ammassano sui barconi per sbarcare sulle nostre coste: tutta l’Africa, in questa nostra casa che è l’Italia, non ci sta!

L’Italia è tenuta ad aprire le porte di casa sua solo ai rifugiati, ossia a quelle persone che scappano da una guerra o di una persecuzione che li investa direttamente. A tutti gli altri tipi di immigrazione l’Italia dovrebbe dire no!

In primo luogo perché non è possibile accogliere tutti coloro che scappano dalla fame: non possiamo metterci in casa tutta l’Africa o tutti i cinesi poveri.

In secondo luogo noi non possiamo farci carico dei fallimenti dei loro Stati: è troppo facile andare a cercare ospitalità nei Paesi più ricchi; prima si faccia di tutto per migliorare le condizioni economiche o sociali nei rispettivi Paesi d’origine. Le Nazioni più avanzate stanziano ogni anno cifre ingenti per lo sviluppo dei popoli del Terzo Mondo: che fine fanno tutte quelle risorse?

A chi obietta che noi italiani abbiamo fatto altrettanto nel corso del ‘900, si può facilmente ribattere che la nostra manodopera era richiesta, in certi casi addirittura agevolata, ed infatti è andata a ricoprire una nicchia di lavori (nelle miniere del Belgio, ad esempio, o nelle Americhe dove c’era un continente da popolare) e si è stabilita come una forza operosa e tranquilla nelle nuove città e nei nuovi Paesi.

Che cosa abbiamo da offrire, noi, in questa nostra Italia che lascia a casa, senza lavoro, perfino il 40% dei suoi giovani?

Non dobbiamo affatto sentirci in colpa perché nel frattempo siamo diventati uno dei Paesi più ricchi del mondo: ci siamo per caso scordati da dove siamo partiti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale? C’era una Nazione intera da ricostruire e noi non ce ne siamo stati con le mani in mano, tanto meno siamo emigrati in massa negli altri Paesi saturi di accoglienza: ci siamo rimboccati le maniche e, con lo stupore del mondo ci siamo rialzati: con le scelte politiche ed economiche ci siamo seduti dalla parte giusta al tavolo della Storia e abbiamo ricominciato la ricostruzione, anche con il generoso aiuto dei nostri Alleati. Questo non lo dimenticheremo mai!

Tutta questa ricchezza, che adesso si sta ridimensionando (a causa dei nostri indugi a riformare il nostro sistema economico), non ci è piovuta addosso dal cielo.

È merito nostro. E non dobbiamo né vergognarcene né sentirci in colpa, né espiarla, come pretenderebbe chi ci vuol spingere, continuamente, a condividerla con chi ha saputo solo salire su un barcone!