La Voce della Patria

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Sagrada Familia, Barcellona
Sagrada Familia, Barcellona

Gli attentati si succedono. Fanno più o meno vittime, alcuni in maniera spettacolare altri vengono discretamente sventati.  Ma la loro qualificazione islamista è quasi sempre omessa. All'indomani dell'ultimo attentato di Barcellona il silenzio degli attori pubblici sulla natura di questo terrorismo è stato assordante!

Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, del Bataclan, poi di Nizza, la necessità di nominare il nemico si era fatta strada nel mondo politico democratico, ma questa pratica sembra oggi essere finita su un binario morto.

Se si tratti di terrorismo in generale, di fenomeni di radicalizzazione qualunque, di violenza cieca, addirittura di semplici atti di squilibrati..., delle misure politiche di più o meno ampia portata devono poter essere messe in campo.

Se gli attentati fossero il solo prodotto di agenti esterni, le guerre condotte contro i gruppi islamisti  in Medio Oriente ed in Africa potrebbero ridurre considerevolmente la loro capacità di nuocere. Ma il nemico è tanto esterno quanto interno!

Nuove reclute del terrorismo alimentano senza cedimenti il radicalismo islamico e possono passare all'azione in ogni momento, così le nostre società occidentali continuano ad essere travagliate da conflitti culturali e di civiltà distruttori.

Perché il terrorismo non è che la parte emersa dell'iceberg politico - religioso che affonda, di volta in volta, le sue radici nell'espansionismo musulmano attraverso il mondo e nelle nostre società europee, disarmate di fronte alla questione religiosa, e non strutturate socialmente per le disuguaglianze ed i difetti di un'integrazione mal avvenuta.

Che tutti i musulmani non siano dei terroristi non significa affatto che l'islam non abbia nulla a che vedere con l'estremismo!

La matrice ideologica politico-religiosa si fonda nella religione musulmana, sui suoi testi sacralizzati, sui suoi precetti di separazione tra i sessi, sull'odio per le donne e gli omosessuali,  sulle sue esortazioni ai suoi credenti di dissociazione - fino all'uccisione! - degli appostati,  dei miscredenti, dei nemici, degli empi...

Tra i militanti estremisti e la comunità musulmana, poi, è fin troppo facile creare una solidarietà di fondo: così si diffonde la dottrina fondamentalista e gli estremisti sono protetti ben al di là del loro ristretto cerchio familiare.

L'amalgama tra tutti i musulmani in una terra straniera è concepita dagli islamisti per saldare questo gruppo sociale, certo parzialmente discriminato, escluso e stigmatizzato,  ma la cui situazione oggettiva viene amplificata per sviluppare un forte sentimento di vittimizzazione favorevole al rigetto del quadro nazionale.

Non è,  dunque, solamente scandaloso dal punto di vista intellettuale, ma è criminale dal punto di vista politico rifiutarsi di valutare e analizzare, per combattere,  le mentalità intrattenute nell'ambiente arabo musulmano.

Raccomandare l'integrazione, addirittura paventare l'approvazione dello Ius Soli, non ha vietato in nulla l'affermarsi di una società islamica nel quadro nazionale italiano. Non più che l'opzione comunitarista assunta in Belgio o in Gran Bretagna ha permesso di evitare la radicalizzazione musulmana nel seno delle rispettive comunità nazionali.

La strategia di compiacenza delle pratiche dette "tradizionali" (velo, tabù alimentari, separazione dei sessi, matrimoni combinati...), ben lontani dal calmare gli spiriti e la vita collettiva, rafforza l'impresa islamica e  l'antagonismo con il gruppo nazionale.

Il multiculturalismo non è il rimedio al pensiero ortodosso dei musulmani e gli accomodamenti con le loro esigenze religiose e comunitariste sono irragionevoli!

La rivendicazione all'autonomia degli individui è invocata per essere sviata in diritto di scelta - compresa la propria sottomissione - e per questa via lo Stato rinuncia a far valere la sua laicità. 

La tolleranza dell'intollerabile eretta a valore supremo, si oppone radicalmente al principio della libertà di pensiero ed indebolisce la Repubblica nel suo potere di instaurare e di mantenere un quadro comune.

È pure su questa rinuncia persistente che l'islamismo non cessa di progredire malgrado le sue disfatte sul campo militare. 

Che siano sciiti o sunniti o wahabiti, è lo stesso approccio comunitarista ed antioccidentale che è all'opera. Allora tutti, senza nessuno escluso, dobbiamo sortire dalla negazione della realtà per portare a fondo la lotta contro il totalitarismo islamico in tutte le sue forme.