La Voce della Patria

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Jean-Louis Harouel
Jean-Louis Harouel

Intervista a Jean-Louis Harouel – professore di diritto all’Università di Paris II e autore di “Le droit de l’homme contre le peuple” – denuncia una nuova religione laica centrata sull’ossessione della non discriminazione che paralizza la politica dei Paesi occidentali.

Di Alex Devecchio – Le Figaro

Le democrazie occidentali sono cadute di nuovo nel trabocchetto che lei chiama «la religione dei diritti dell’uomo»?

C’è una negazione della realtà che è quella di mettere sullo stesso piano le religioni monoteiste al fine di non dovere pronunciare alcuna critica contro l’islam. Questa negazione della realtà è praticata dalle democrazie occidentali in nome di un «politicamente corretto» che non è che un aspetto della religione laica che si può chiamare “religione dei diritti dell’uomo”.

Nella seconda metà del XX secolo questa religione ha largamente occupato il vuoto lasciato in Europa occidentale dall’affievolimento della pratica religiosa cristiana e dall’implosione del comunismo sovietico.

Avatar della religione dell’umanità, il culto dei diritti dell’uomo ha rimpiazzato dopo qualche decennio il comunismo – di cui condivide la natura di religione laica – nel suo ruolo di utopia che si ritenga instaurare il regno del bene sulla terra. In questa nuova religione laica i diritti dell’uomo sono un indizio della promessa del regno di dio sulla terra, indizio di un progetto di un’umanità riconciliata grazie all’instaurazione di una società perfetta, per mezzo di una mutazione del mondo vecchio in un mondo nuovo interamente cosmopolita e fondato esclusivamente sui diritti degli individui.

In che modo gli islamisti si servono dei diritti dell’uomo per accrescere la loro influenza?

Nella misura in cui essi favoriscono il successo delle rivendicazioni musulmane, i diritti dell’uomo contribuiscono alla crescita in potenza dell’islam in Francia e negli altri Paesi occidentali. Quando in nome del principio di non discriminazione, dei diritti individuali sono riconosciuti (dalla legge, dal giudice o dall’amministrazione) a dei membri di un gruppo identitario a titolo di loro appartenenza a questo gruppo, questi diritti divengono dei diritti del gruppo e, dunque, dei diritti collettivi. La sacralizzazione dei diritti individuali dalla religione laica dei diritti dell’uomo conduce alla fine alla fissazione di diritti identitari, dai quali l’islam ha saputo trarre grande profitto.

L’islam non manca mai di utilizzare l’arma dei diritti dell’uomo per costringere i Paesi europei ad adottare un profilo basso di fronte alla popolazione musulmana che vi vive. Sotto la copertura della non discriminazione e del rispetto della libertà religiosa, c’è una civiltà antagonista della civiltà europea che persegue la sua impresa di conquista e di dominio.

In Europa occidentale, l’islam, ha approfittato a pieno dei diritti dell’uomo. È su di essi che si fondano le rivendicazioni sull’abbigliamento, alimentari e altre dei musulmani, che rivelano in realtà una presa di potere di natura politica, un’appropriazione di territorio, una dominazione di interi settori della società. L’islam combina in sé il politico, il giuridico e il religioso: ogni concessione fatta all’islam come religione, è anche una concessione fatta all’islam politico e giuridico, con l’effetto di trasformare a poco a poco, i Paesi europei coinvolti in terre musulmane.

Secondo lei i diritti dell’uomo sono messi al servizio di una «immigrazione colonizzatrice». Molti immigrati vengono in Europa e in Francia per vivere meglio o perché attratti dal modello occidentale e non per colonizzarci…

Sono d’accordo con lei: molti immigrati si introducono in Europa occidentale semplicemente per ragioni di interesse personale, per godere di un livello di vita e di condizioni di esistenza infinitamente migliori che nei loro Paesi. Non hanno alcun retro pensiero di colonizzazione o di conquista. Ma i Visigoti, i Burgundi e i Franchi una volta autorizzati dal potere imperiale a rifugiarsi e ad installarsi sul territorio dell’Impero romano d’Occidente non avevano più intenzioni di conquista di loro. Semplicemente, due generazioni più tardi, si sono presi il potere e si sono ritagliati dei regni sul territorio dell’Impero prostrato. La storia mostra numerosi esempi che un’immigrazione numericamente minoritaria, ma vigorosa, può impadronirsi durevolmente del potere e dominare la popolazione autoctona.

Perfino certe personalità musulmane non nascondono le loro intenzioni conquistatrici in Europa. Tale sceicco Youssouf al Qaradawi, uno degli esponenti dell’Unione delle organizzazioni islamiche europee, ha dichiarato, nel 2002: «Con le vostre leggi democratiche noi vi colonizzeremo. Con le nostre leggi coraniche noi vi domineremo».

Che ne farebbe dei rifugiati?

Non si può non soccorrere i rifugiati. Per quanto non possediamo i mezzi per accoglierli sulla base dei livelli di vita e modi di vita occidentali. Non possono ragionevolmente attendersi da noi che delle condizioni di alloggiamento, sociali e mediche minime. In più non bisogna lasciar pensare loro che si stanno installando durevolmente a casa nostra. Bisogna far sapere loro che quando la situazione sarà ristabilita nel loro Paese, saranno invitati a ripartire. Peraltro, siccome l’accoglienza si impone moralmente per le madri, i bambini ed i vecchi, il posto utile per i giovani uomini non è qui ma nel loro Paese, alla sorte del quale essi sembrano aver troppo velocemente rinunciato. In gran parte dei casi la qualità reale dei rifugiati dissimula più o meno un’immigrazione motivata dalla ricerca di una vita più facile, vale a dire un’immigrazione economica.

Ora, essendo dato per scontato l’enorme accrescimento demografico al sud del Mediterraneo, l’Europa deve aspettarsi di veder presto dilagare una immigrazione economica di una ampiezza ancora mai vista, da contarsi in decine di milioni di individui che si invitano nei nostri Paesi nella speranza di migliorare le loro condizioni di vita. Ma l’Europa occidentale sarà incapace di assorbire una tale massa di immigrati. Ella soccomberà a meno che gli immigrati economici siano ricondotti sistematicamente nei loro Paesi. Tuttavia affinché gli Stati in questione accettino di favorire il ritorno dei loro emigrati, è evidente che sarà indispensabile retribuire la loro buona volontà con un enorme aumento di aiuti al loro sviluppo. Specialista riconosciuto nelle questioni dello sviluppo, Claude Sicard, in un articolo su “Revue politique et parlementaire”, preconizza la creazione da parte dei Paesi europei di una tassa del 50% selle spese pubblicitarie, destinata a finanziare il ritorno nei loro rispettivi Paesi degli immigrati economici.

In che cosa i diritti dell’uomo ci condannano all’impotenza collettiva?

Per mettere fine al richiamo che attira milioni di immigrati di origine extra-europea bisogna ripristinare la discriminazione fondatrice dell’idea di città: quella che tratta differentemente i cittadini e i non cittadini, il connazionale e lo straniero. Bisognerebbe idealmente che non ci fosse più interesse materiale a piantar le tende sul suolo francese. E questo va contro la religione laica dei diritti dell’uomo.

La religione dei diritti dell’uomo estenua molto pericolosamente la Francia di fronte al dilagare dell’immigrazione e alla presenza sul suo suolo di un islam di massa. Instaurando una morale di Stato virtuosamente suicida, la religione dei diritti dell’uomo impedisce ai nostri dirigenti politici di inquadrare questi problemi e di rispondervi da un punto di vista politico.

La religione dei diritti dell’uomo è la negazione dei diritti collettivi delle Nazioni europee. Essa rifiuta alla collettività nazionale il diritto di vivere come desidera. La sovranità democratica consiste nell’autodeterminazione di un gruppo umano proprietario del suo destino, della sua identità, del suo suolo, del suo patrimonio materiale ed immateriale. Rifiutando questa sovranità, la religione dei diritti dell’uomo distrugge l’idea di patrimonio di un gruppo umano, pretende di costringerlo a condividerla, a metterla in comune. In breve, è una nuova forma di comunismo.

Per combattere la minaccia islamista bisogna rinunciare a ciò che noi siamo, a tradirci? I diritti dell’uomo non fanno parte dei fondamenti dell’Occidente allo stesso riguardo delle radici cristiane?

Il culto laico dei diritti dell’uomo non è, malgrado le apparenze, di origine cristiana perché essa deriva da due grandi eresie: la gnosi e il millenarismo. I diritti dell’uomo come religione non sono un prolungamento del cristianesimo: è un sistema di credenze post-cristiane. La religione (o utopia) dei diritti dell’uomo che viene professata oggi non è relativa ai «diritti fondamentali dell’Occidente» allo stesso modo delle sue radici cristiane.

Ispirata da una compassione universale indifferente agli Stati e alle Nazioni, la sua concezione dei diritti individuali è profondamente differente dalla concezione classica, quella delle dichiarazioni americane e francesi della fine del XVIII secolo, le quali hanno stabilito innanzitutto le libertà pubbliche dei cittadini nel seno degli Stati nazione democratici. La fedeltà ai «fondamenti dell’Occidente» passa dal rigetto del delirio antidiscriminatorio suicida della religione laica dei diritti dell’uomo e il ritorno ai diritti dell’uomo concepiti come protettori dei cittadini contro il potere, cioè alle libertà pubbliche – incentrate nel suolo delle Nazioni- che sono il nostro patrimonio giuridico.

Per «resistere» ai diritti dell’uomo, lei arriva fino a raccomandare delle misure derogatorie o discriminatorie. Il rischio non è di rinunciare semplicemente alla democrazia per scivolare verso regimi autoritari, o addirittura totalitari?

Noi siamo in un confronto con due imperativi vitali: bloccare urgentemente i flussi migratori e arrestare il processo della conquista musulmana. Per questo bisogna resistere alla religione laica dei diritti dell’uomo che favorisce il nostro affondamento per mezzo di una immigrazione extra europea senza limite e la dominazione di una civiltà musulmana conquistatrice che vuol imporre i suoi modi ed il suo diritto. Per tentare di sopravvivere come popolo, noi non abbiamo scelta: siamo nell’obbligo di stabilire o di creare delle discriminazioni, le quali peraltro non contraddicono affatto la democrazia, al contrario.

I fanatici di una immigrazione eretta a diritto dell’uomo pretendono di portare avanti in favore degli stranieri entrati clandestinamente una lotta di civiltà. È un’impostura: la loro lotta è una lotta contro la civiltà e la cittadinanza, una lotta anti-cittadini e antidemocratica.

La democrazia riposa sull’idea di discriminazione. Nel suo articolo 3 la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789 enuncia che «il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione». Non c’è democrazia possibile in assenza di un quadro territoriale e umano ben preciso. Così anche lo scritto di Rousseau all’inizio de l’Émile, «Dove non c’è patria non ci possono essere cittadini». Patria, democrazia: in entrambi i casi si tratta di un popolo, di un popolo particolare. L’esistenza di una democrazia presuppone una discriminazione tra ci cittadini e non cittadini, tra connazionali e stranieri. Quanto ad una discriminazione riguardo all’islam, essa non è affatto contraria alla democrazia. D’altronde, è la democrazia più anziana e più esemplare del mondo, la democrazia svizzera, che ci dà l’esempio e ci mostra la via. Interdicendo la costruzione di minareti, il popolo svizzero non ha affatto restrinto la libertà religiosa, ma ha instaurato una discriminazione di ordine simbolico destinata a far comprendere ai musulmani che vivono in quel Paese che la Svizzera non è una terra d’islam, che la civiltà arabo musulmana non vi è a casa sua e non deve cercare di imporre i suoi modi e le sue regole di diritto presuntamente divine. Con lo stesso spirito, è vitale di adottare in Francia e negli altri Paesi europei delle misure discriminatorie a riguardo dell’islam. È una discriminazione ampiamente giustificata dal fatto che l’islam è innanzitutto un sistema politico e giuridico, che funziona in Francia e negli altri Paesi europei come una macchina da guerra diretta contro la civiltà europea con il fine di sostituirvi la civiltà arabo musulmana. In ogni modo, se noi lasciamo proseguire la conquista musulmana, noi sortiremo direttamente e semplicemente dai diritti dell’uomo, perché i testi fondatori dell’islam sono portatori di un sistema strutturalmente ultradiscriminatorio (contro i non musulmani, le donne, gli schiavi), che nega la libertà di espressione. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo in islam del 1990 interdice di esprimere ogni opinione «in contraddizione con i principi della sharia».