La Voce della Patria

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Mezza luna islamica
Mezza luna islamica

Le nostre società occidentali sono tutte spaventate dall'islamismo. Perché esso pone seri problemi all'integrazione. La questione del velo, del velo integrale, del burqa, degli accomodamenti "ragionevoli" si pongono molto vivacemente nel dibattito comune. Dappertutto, in Occidente, la questione dell'islam forza i Paesi a porsi due domande fondamentali: che abbiamo noi in comune, al di là dell'unico riferimento ai diritti dell'uomo e come integrare una popolazione che è molto lontana culturalmente dai grandi punti di riferimento che che costituiscono il mondo comune dell'Occidente?

Questo forza molti, a lungo termine, e in maniera sorprendente, a riscoprire la parte cristiana della nostra società. Non come identità confessionale militante, ma semplicemente sotto la forma di una coscienza delle radici cristiane. I musulmani che arrivano in Occidente devono accettare di entrare in una società che è stata per lungo tempo il mondo cristiano e dove, sul piano simbolico, l'eredità cristiana conserva una preminenza naturale e legittima.

Ciò non vuol dire che vogliamo porre la questione sul versante di un conflitto confessionale o di una guerra di religione: sarebbe disastroso!

Ma semplicemente la questione dell'islam ci induce a riscoprire delle parti dimenticate della nostra civilizzazione, anche se questa parte è, oggi, essenzialmente culturale o storica.

L'islamismo ha un certo genio strategico: adopera i diritti consentiti dalle società libere per rivoltarsi contro di esse!

Si presenta come una identità tra le altre in una società plurale, pretende di iscriversi nella logica del multiculturalismo e, attraverso questo, minimizza le proprie rivendicazioni.

...strumentalizza i diritti dell'uomo per perseguire l'installazione di un islam radicale nella nostra società, e perviene a farlo proclamando i nostri principi!

Si presenta come una identità tra le altre che reclama da noi un accomodamento , senza il quale giocherà la carta vittimistica della violazione dei diritti. È molto abile.

Attraverso questo meccanismo avanza, guadagna terreno, e noi glielo cediamo.

Di fronte a questo rovesciamento di valori noi siamo completamente disarmati!

Bisognerebbe, pertanto, rammentarci che, mano a mano che separiamo la democrazia liberale  dai suoi fondamenti storici e civili per immetterla in un empireo senza radici, essa si comprime, si decompone.

La democrazia disincarnata e de-nazionalizzata è una democrazia che si lascia facilmente manipolare dai suoi nemici dichiarati.

D'altra parte nel XX secolo non è solo nel nome dei diritti dell'uomo che i Paesi occidentali hanno potuto vittoriosamente sollevarsi contro i totalitarismi, ma anche in nome di una certa idea della nostra civilizzazione.

Da Churchill a de Gaulle a Solgenitsin, la difesa della democrazia non si è limitata alla difesa della sua parte formale, ma si è accompagnata alla difesa della civiltà di cui è stata la forma politica più completa.

Noi siamo all'alba di un pericolo che è ben maggiore di quelli affrontati in 70 anni di democrazia: sembra di essere tornati al 1922, alla vigilia della marcia su Roma. 

Ma allora i nemici della democrazia si impegnarono nel toglierci la libertà. Oggi i nostri nemici vogliono  toglierci la nostra civiltà e la nostra anima. Vale a dire tutto!