La Voce della Patria

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Moschea
Moschea

È difficile riassumere l'incredibile accumulo di buoni sentimenti sprecati, delle compiacenza interessate, della lassezza inconfessata, di accecamento volontario e di una enorme dose di imbecillità a fini elettoralistici che sta permettendo all'Islam di impiantarsi in terra italiana, di sovente con l'aiuto di soldi pubblici. Sul piano intellettuale è urgente migliorare la nostra conoscenza dei fatti e di riflettere con calma senza minimizzare né esagerare.

La sinistra, a corto di idee e di voti, ricicla gli immigrati come gli ultimi dannati da elevare, con l'antifascismo al posto della lotta di classe e l'esaltazione delle differenze come mantra. Sono proprio queste etichette che impediscono ai nuovi arrivati di integrarsi.

È il razzismo alla rovescia che permette ai veri razzisti di fare gli antirazzisti perbene.

Ma a farne le spese sarànno, come accade in Francia o negli altri Paesi di immigrazione islamica più antica della nostra, le seconde generazioni di immigrati: i giovani, vittime di un razzismo travestito da accoglienza caritatevole!

Essi, rifiutati dalla società maggioritaria perché individuati sempre come altri, andranno ad ingrossare le fila della disoccupazione, prima, e della delinquenza in seguito per finire nelle braccia di una radicalizzazione islamica redentrice.

Essi, destinatari di un discorso vittimistico, si sentiranno dire dalla sinistra anti-nazionale che noi siamo colpevoli di tutto e loro responsabili di niente. E contribuiranno a far odiare loro l'Italia. 

Sicuramente il contesto della sicurezza è meno complesso  delle fratture culturali e ideologiche che si andranno a formare e a fomentare. Perché si possono braccare i criminali, interrompere le loro risorse di approvvigionamento o di finanziamento, giudicarli, condannarli, abbatterli. Si possono combattere i discorsi di odio - sempre, quando sono tenuti pubblicamente - anche se è più complicato ed in gran parte vano.

In compenso non sappiamo come lottare contro le idee false che si impadroniscono di certi spiriti. O piuttosto, sappiamo che è una guerra lunga una generazione e che bisognerà combatterla su più fronti dove si forgia lo spirito pubblico, a partire dalla scuola. Impegnandosi tutti, per di più, a ridurre il più possibile i flussi migratori.

Perché noi vogliamo restare un popolo, UN POPOLO SOLO, diverso e variegato, accogliente per gli individui, ma che non intende accogliere un altro popolo di fedeli estremisti che persegue un altro progetto. E ancor meno un altro popolo che persegue un contro-progetto!

Gli italiani vogliono che l'islam si adatti alla Repubblica, e non il contrario!

Quando la dis-integrazione di questi individui prende delle forme violente lo Stato deve replicare con la forza. Ma non si vedono, oggigiorno focolai di sommossa in senso tradizionale. Infatti, la dis-integrazione che mette a repentaglio la Nazione è, in apparenza, se non pacifica, almeno non violenta.

È dentro le menti che bisogna ricondurre la conquista del terreno perduto, senza cedere su ciò che noi siamo con la forza.

Noi non vinceremo questa guerra se la maggioranza dei musulmani non sceglierà la legge della Repubblica contro quella dell'islam. Soprattutto, non bisogna lasciar soli coloro che nelle periferie si rifiutano di cedervi.

Voglio credere che noi, collettivamente, siamo determinati a resistere con calma ma fermamente all'infida sfida islamista.

Al contrario, tra qualche anno saremo costretti a recensire i quartieri d'Italia dove sarà permesso camminare in pantaloni corti e dove le donne potranno girare senza velo...