La Voce della Patria

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Fedeli islamici
Fedeli islamici

L'immigrazione con una forte componente musulmana sta rimettendo in causa quelli che da ben due secoli erano principi acquisiti dalle società occidentali. Per i musulmani i principi di organizzazione sociale e politica sono di ordine divino. Si appoggiano su due fonti principali: il Corano e la Sunna (la tradizione maomettana). Si vede bene la discordanza con il modello democratico occidentale quando passiamo in rassegna i nostri valori.

Sulla questione delle liberta: per noi la libertà è universale ed egualmente condivisa. Nell’islam non ci sono che libertà limitate: ad esempio la libertà di coscienza è inesistente. Di conseguenza un musulmano non può essere ateo o convertirsi ad un'altra religione.

A questo riguardo occorre sottolineare che nel vietare l'apostasia il Corano non prevede alcuna pena temporale per punire colui che se ne rende colpevole. Il diritto islamico s’appoggia pertanto su una sentenza attribuita a Maometto: 《colui che lascia la religione, ammazzatelo》.

In questo contesto la sharia figura come un codice penale per i musulmani. Per loro, se una costituzione proclama la sharia come fonte del diritto, niente vieta ad un magistrato, investito di una tale sentenza, di pronunciare la pena di morte.

Per i musulmani la sharia è superiore ad ogni legge umana, dunque anche a quelle della Repubblica: ciò permette di prendere le misure dell'incompatibilità dei nostri rispettivi principi.

Riguardo all'uguaglianza, il Corano instaura la superiorità del musulmano sul non musulmano e dell'uomo sulla donna. E questi principi non sono discutibili perché discendono dall’arbitro divino. O, detto in altro modo, non possono essere soggetti a modifiche.

Si percepiscono immediatamente i problemi che tutto ciò pone alla vita sociale!

Un musulmano si sente innanzitutto cittadino dell'umma, vale a dire della comunità dei credenti, prima di essere cittadino del proprio Stato, se questo non è regolato dalle leggi islamiche.

…ne risulta una grande divergenza con i nostri principi democratici.

Bisogna aggiungere che l'islam ignora il concetto di “persona” . Di origine biblica, questo conferisce a tutti gli esseri umani una dignità inviolabile ed inalienabile perché, secondo la Genesi, Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza. Si tratta di uno dei fondamenti strutturanti le nostre società.

Il Corano occulta questa menzione instaurando una distanza invalicabile tra Dio e le sue creature umane. Da tutto ciò risulta che nell’islam l’individuo ha i suoi doveri; quanto ai diritti, essi non sono altro che quelli che il loro Allah ha dato loro.

L'islam accorda, dunque, il primato al giuridico, da cui viene la preponderanza della sharia sul diritto italiano.

Bisogna inoltre segnalare che esistono variegate interpretazioni dei testi sacri islamici. Questa religione non possiede autorità dotate di un potere di interpretazione rivestito dei sigilli dell'autenticità. Detto in altre parole non esiste un capo dell'intero islam abilitato a troncare le controversie e ad imporre la sua lettura, ciò permetterebbe anche ai non musulmani di sapere ciò che è conforme all'interpretazione ufficiale.

A che titolo, dunque, si potrebbe pervenire a conciliare l'islam con i nostri principi democratici?

In realtà l'unico modo per finirla con l'estremismo sarebbe quello di sopperire tutti i passaggi del Corano e della Sunna che giustificano la violenza e gli attentati alla libertà. Perché, che lo si ammetta o no, questi testi sacri comportano delle incitazioni all'odio!

…ma per i musulmani il Corano è un libro “increato” avente Allah come unico autore, questo dogma prevale dopo il IX secolo: nessuna autorità umana può dunque pretendere di modificarlo.

Questo non è il caso della Bibbia, invece, perché essa è ispirata e non dettata da Dio.

L’assenza di un magistero religioso ed il carattere immodificabile del Corano, sono altrettanti ostacoli strutturali che impediscono ogni evoluzione nel senso di una interpretazione unica ed autentica.

È per questa ragione che la democrazia è nata in Occidente dove si può dibattere tranquillamente sulle “cose di Dio”. Ed è per la medesima ragione che da noi vige la separazione tra lo Stato e la Chiesa, che permette ad ognuno di avere la libertà di credere, a cosa credere, e di non credere.

I popoli scelgono di sovente il loro avvenire con gli occhi chiusi per non vedere ciò che potrebbe ferire il loro sguardo.

Resta tuttavia una flebile speranza che il peggio non sia mai certo…