La Voce della Patria

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Non importa quanto Gerusalemme incendi gli animi e Donald Trump renda isteriche le opinioni pubbliche, il modo in cui parte della stampa ha riportato le ultime notizie che riguardano la città santa mina il buon senso. Ovviamente, si può dire di tutto sulla controversa decisione del presidente degli Stati Uniti, di trasferire gli uffici diplomatici del suo Paese da Tel Aviv a Gerusalemme. Possiamo perfettamente credere che questa decisione getterà olio sulle braci del conflitto israelo-palestinese per niente.

Possiamo dire tutto e profetizzare ogni cosa. Si può persino sostenere che queste peggiori profezie sono il miglior carburante della passione violenta. Anticipare compiaciutamente la violenza è il modo migliore di aiutarla a realizzarsi. Dopo tutto, gli israeliani non hanno minacciato nessuno dopo che l'UNESCO ha contestato i loro legami storici con Gerusalemme. Possiamo dire tutto tranne falsità sfacciate. Questa vicenda è un triste esempio di quanto l'ideologia può nascondere o disinformare, mentre il suo compito è di informare.

Gerusalemme est è stata completamente araba fino al 1967, solo perché l'esercito giordano aveva espulso durante la guerra del 1948 le migliaia di ebrei che vivevano lì da secoli, accanto ai loro luoghi sacri, le cui residenze furono proibite fino al 1967. Nascondere questa pulizia etnica e religiosa mentre si discute delle sue conseguenze porta letteralmente alle vertigini.

Nel 1947, le Nazioni Unite (ONU) votarono per dividere la Palestina in due stati: uno arabo, l'altro israeliano. Gerusalemme è esclusa da questo piano e deve passare sotto il controllo delle Nazioni Unite, che garantisce la libertà di accesso ai luoghi di culto. Ci si dimentica però di menzionare che la Giordania con la sua Legione Araba, dopo aver sconfitto ed espulso tutti gli Ebrei, ha fisicamente occupato la parte Est di Gerusalemme e vietato agli ebrei di andare a pregare sui loro luoghi sacri, in gran parte devastati.

Allo stesso modo, tutta la stampa si è sentita obbligata a presentare l'iniziativa controversa del controverso presidente americano come il "Riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele". Questa non è la verità.

Fu il Congresso degli Stati Uniti nel 1995, sotto Bill Clinton, che approvò quasi all'unanimità questo atto, ordinando il trasferimento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme.

È solo per ragioni di sicurezza che i presidenti degli Stati Uniti che si succedono hanno preso tempo.

Obama, così tanto idolatrato, nel 2008, durante una visita, ha ricordato che per l'America: "Gerusalemme è la capitale di Israele". Non si è scatenato il fuoco delle polemiche.

La Russia, lo scorso aprile, ha pronunciato la stessa convinzione senza che il cielo cadesse sulla testa di Putin. Orbene, abbiamo il diritto di pensare e dire che questo tipo di decisioni indispone la parte arabo-musulmana, i cui diritti nella città santa sono inalienabili o contraddice il piano di spartizione delle Nazioni Unite del 1947, cosi messo a repentaglio dal rifiuto arabo alla sua applicazione.

I commenti sono perfettamente gratuiti, ma la verità è rigorosamente contingente.