La Voce della Patria

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Il multiculturalismo è un'ideologia fondata sull'inversione del dovere di integrarsi. Tradizionalmente è stata vocazione dell'immigrato quella di prendere gli usi ed i costumi della società di accoglienza. Ma secondo i multiculturalisti è la società di accoglienza che deve trasformarsi per adattarsi alle diversità degli immigrati! La cultura nazionale perde così il suo status: essa cessa di essere cultura dominante per diventare un comunitarismo tra gli altri. Dovrebbe avere tuttavia la grandezza morale di dissolversi per espiare le sue pecche passate contro le diversità!

In Italia stiamo facendo un'esperienza sbagliata del multiculturalismo: e la Nazione si sta scollando, si decompone sotto ai nostri occhi. È come se ci vedessimo responsabili della cattiva sorte che subiamo, come se avessimo interiorizzato pienamente il discorso sulla penitenza che tocca all’Occidente, che spinge la nostra Nazione ad autoflagellarsi, a voler essere diversa in ogni circostanza.

Il multiculturalismo si è imposto a casa nostra a causa di una sinistra che non è mai stata capace di parlare il linguaggio della Nazione, e l'ha sempre vista come se essa fosse una finzione ideologica al servizio di una maggioranza tirannica che desideri schiacciare le minoranze.

Si è imposto anche con l'aiuto deleterio delle istituzioni europee che non sono altro che delle formidabili - oltre che infernali – macchine per denazionalizzare i popoli.

A destra, per contro, il nazionalismo è sempre stato marginale o ci si è accontentati di definirlo in maniera minimalista riferendosi per lo più al patriottismo costituzionale.

Così il multiculturalismo è diventato la dinamica ideologica dominante del nostro tempo, sia in Europa che nell'America del Nord. Presso le élites suscita la medesima ammirazione estasiata o la stessa passione militante.

Il multiculturalismo propone sempre il medesimo postulato: le nostre società sono pietrificate da stereotipi o da pregiudizi, sono chiuse alle differenze e devono convertirsi alla diversità per rinascere, alla fine, epurate dalla loro parte cattiva, lavate dai loro crimini.

Il multiculturalismo si presenta, insomma, come l'orizzonte imbattibile dei nostri tempi e come il solo volto possibile delle democrazie.

La sinistra europea, in generale, vi vede il cuore del suo programma politico ed ideologico.

Si nota anche un'altra cosa: il multiculturalismo esige una società esageratamente eterogenea, che non possiede più una cultura comune ancorata nella storia e che per di più rinuncia a produrre dei beni comuni: una società simile è condannata ad entrare in crisi o a dissociarsi!

Quando si legittimano le rivendicazioni etnoreligiose più insensate in nome del diritto alla differenza si creano le condizioni di una disgregazione sociale maggiore.

Ma difronte a questa crisi, il multiculturalismo, anziché correggersi, anziché battere in ritirata, incredibilmente, si radicalizza ancora di più: per i suoi incensatori, se non funziona è perché vi si resiste esageratamente, è perché le Nazioni storiche si rifiutano di convertirsi, è perché si impedisce alle società di trasformarsi secondo i canoni della promessa multiculturale.

Per i senza-patria, è necessario allora rieducare le popolazioni, affogarle nell’immigrazione incontrollata, trasformare la loro identità per portarle ad acconsentire a questo nuovo modello: ecco così che si cerca, tramite la scuola di costruire un nuovo popolo che abbia completamente interiorizzato l'esigenza diversitaria. Si cercherà, infine, di colpevolizzare il popolo per farlo cedere all'utopia multiculturale.

È la tentazione autoritaria del multiculturalismo, che si vuol rendere più presentabile.

L’Italia è un vecchio Paese, una vecchia cultura, una vecchia civiltà che si presenta generalmente come un mondo comune da trasmettersi: ha in se stessa delle risorse per resistere al multiculturalismo se non inibisce il popolo e non lo convince che l'affermazione della propria identità manifesta della xenofobia e del razzismo!