La Voce della Patria

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Vittorio Emanuele II
Vittorio Emanuele II

Fu il primo Re d'Italia, sotto di lui e su suo impulso avvenne il Risorgimento e si portò a compimento il processo di unificazione e di indipendenza italiana, assieme a Mazzini, Garibaldi e a Cavour è considerato uno dei Padri della Patria.

Giovane piuttosto refrattario all'educazione scolastica che non fosse quella militaresca, aveva intuito nel giudicare gli uomini e un certo grado di coraggio che lo portarono ad interpretare le situazioni contingenti ai fini della più grande Causa Nazionale che era, allora, la riunificazione.

Per questo, pur di sentimenti assolutistici, non abrogò mai lo Statuto Albertino capendone la grande importanza nell'amministrazione dello Stato ed il valore simbolico per le migliaia di fuoriusciti italiani che videro da allora Casa Savoia come unica garante possibile del Risorgimento.

La sua lungimiranza politica lo portò a collaborare lungamente con il Conte di Cavour, che personalmente non amava, e di cui si vide impegnato più volte a disfare le trame ed i progetti, ma di cui non si disfece mai.

Famoso è il suo discorso alla vigilia della II guerra di indipendenza, che è la summa di tutto il suo agire politico:

« Il nostro paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei Consigli d'Europa perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacché, nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi! »

Il 17 marzo del 1861 fu proclamato dal Parlamento « Per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia. »

Il Re non cambiò il numerate “II” assunto il nuovo titolo, con ciò volendo inserirsi nella continuità storica di Casa Savoia.

Presa anche Roma, nel 1870, a chi gli presentò i risultati del plebiscito, rispose , in piemontese (il Re non parlò mai italiano): “Stia zitto; non mi resta altro che tirarmi un colpo di pistola; per il resto della mia vita non ci sarà niente più da prendere!”

A fine dicembre dell'anno 1877 Vittorio Emanuele II, amante della caccia - ma delicato di polmoni -, passò una notte all'addiaccio presso il lago nella sua tenuta di caccia laziale; l'umidità di quell'ambiente gli risultò fatale.

La sera del 7 gennaio del 1878 ricevette i sacramenti dal suo cappellano, per ottenere il viatico fu necessario uno speciale intervento del Vaticano, che lo aveva scomunicato.

Vittorio Emanuele II non perse mai conoscenza e rimase cosciente fino all'ultimo, volendo morire da Re: rantolante, si fece trarre sui cuscini, si buttò sulle spalle una giacca grigia da caccia e lasciò sfilare ai piedi del letto tutti i dignitari di corte salutandoli uno per uno con un cenno della testa.

Il 9 gennaio, alle ore 14:30, il Re morì dopo 28 anni e 9 mesi di regno. La commozione in tutta Italia fu grande, più di 200 mila persone presero parte ai suoi funerali di Stato, e la sua tomba al Pantheon, a Roma, divenne mèta di pellegrinaggio da parte di migliaia di italiani provenienti da ogni parte del Regno.

Edmondo De Amicis, così fa descrivere ai protagonisti del suo romanzo, Cuore, la morte del gran Re:

« ...ottanta veli neri caddero, cento medaglie urtarono contro la cassa, e quello strepito sonoro e confuso, che rimescolò il sangue di tutti, fu come il suono di mille voci umane che dicessero tutte insieme: - Addio, buon re, prode re, leale re! Tu vivrai nel cuore del tuo popolo finché splenderà il sole sopra l'Italia.- »