La Voce della Patria

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Sono 630 deputati e 315 senatori (più gli ex Presidenti della Repubblica ed i senatori a vita), per un totale di quasi mille eletti in Parlamento: sono proprio tutti necessari alla nostra democrazia? Essi costano ai contribuenti italiani circa un miliardo e mezzo all'anno (dati riferiti al 2015). Una cura dimagrante potrebbe alleggerire anche le spese? Forse sì, perché all'80 % circa sono riferite ad uscite quali indennità, stipendi, vitalizi e pensioni per i parlamentari e per i dipendenti di entrambe le Camere.

All'inizio la Costituzione prevedeva un deputato ogni ottantamila abitanti ed un senatore ogni duecentomila abitanti: il numero degli appartenenti alle Camere variavano, quindi se fossero state mantenute tali soglie, adesso, avremmo all'incirca 750 deputati e 300 senatori.

Fu la riforma costituzionale del 1963 a definire i limiti fissi già elencati sopra.

È vero che più è alto il numero dei parlamentari, più essi sono vicini al territorio che li elegge, ma se la legge elettorale in vigore prevede delle liste bloccate da votare con sistema proporzionale, e solo per un terzo dei mandati diretti, la reale rappresentanza dei cittadini è sicuramente compromessa.

Il Parlamento repubblicano ha ereditato dall'esperienza costituzionale precedente la sua struttura bicamerale, ma imboccata questa strada, i costituenti non seppero veramente differenziare il tipo di rappresentatività espressa dalle due Camere e non seppero evitare che diventassero l'una il doppione dell'altra.

Proprio questa scelta, deliberatamente effettuata e ribadita dal popolo italiano nei due referendum sulle riforme costituzionali volute da Berlusconi e da Renzi, e che non hanno modificato le funzioni ed il ruolo delle due Camere, dovrebbe portare i futuri revisori della Costituzione verso un taglio del numero dei parlamentari piuttosto che verso una differenziazione netta dei due rami del Legislativo.

Certo, se le prossime elezioni del 4 marzo non dovessero attribuire a nessuno degli schieramenti in campo una maggioranza assoluta, la revisione della legge elettorale si porrebbe come una strada obbligata nella prossima legislatura, a cui addossare anche una diminuzione del numero dei parlamentari per riforma costituzionale, in modo che il ricorso alle urne non sia stato del tutto vano.

Noi osiamo avanzare una proposta: 450 deputati e 225 senatori.