La Voce della Patria

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Parata del 2 giugno
Parata militare del 2 giugno

Per vedere chi conta nel mondo da sempre si misurano gli assetti militari delle Nazioni. L’Italia, da questo punto di vista, è una potenza regionale: europea e mediterranea. Ma per poter dire la nostra nel mondo odierno occorre aumentare il nostro sforzo militare.

Quella della difesa nazionale deve diventare una delle priorità nelle politiche pubbliche.

In un mondo problematico, dove l’Occidente è direttamente minacciato da quello che Oriana Fallaci chiamava il “nazismo islamico” e dove nuove e vecchie potenze si riarmo, l’Italia deve accrescere il suo sforzo per la difesa che, nel 2016, è stato di circa 17,7 miliardi di euro (pari a poco più che l’1% del PIL).

Una politica della difesa degna di questo nome deve essere portata avanti attraverso obiettivi di lungo termine che aumentino, agli occhi dei nostri alleati, la nostra statura di partner affidabili e che ci evitino di doverci raccomandare a potenze straniere.

Ciò che è in gioco è immane: preservare la nostra autonomia politica nazionale, affermare la nostra indipendenza in questo campo e mantenerci nel nostro rango di potenza europea e mediterranea.

L’indipendenza non implica l’isolamento, anzi: delle cooperazioni internazionali sul piano industriale sarebbero quantomeno auspicabili.

Noi siamo partner fedeli della NATO, in cui vengono protetti i nostri interessi strategici, da settanta anni a questa parte. È proprio per essere affidabili agli occhi degli altri contraenti del Patto Atlantico - soprattutto oltreoceano dove il presidente Trump ha sollecitato noi europei proprio in questa direzione – che noi dobbiamo aumentare quello spazio di bilancio dedicato alla difesa (nei documenti si parla di tendere verso il 2%).

È importante ed una questione di prestigio quella di poterci assumere le nostre responsabilità, anche mettendo gli scarponi sul terreno (come fanno i britannici) se necessario, quando è in gioco la preservazione dei nostri interessi e la sicurezza nazionale.