La Voce della Patria

Questo sito ha per obiettivo l'essere un luogo di scambio, un appuntamento regolare, amichevole, diretto. Tutto qui può essere detto, argomentato, commentato. La sola condizione posta è il rispetto delle regole elementari di civiltà: le tesi ingiuriose o oltraggiose saranno prescritte. Un moderatore vigila. Benvenuti.

Senza negare che l'Unione è un attore indispensabile da considerare, a condizione che funzioni, bisogna smetterla con il discorso che solo i grandi agglomerati continentali consentano la sopravvivenza nella globalizzazione. La permanenza dell’Italia nella storia è un obiettivo. La sua indipendenza ne è la conseguenza. La potenza ne è la chiave.

Dov'è l'indipendenza italiana oggi? Da nessuna parte. Siamo diventati una colonia digitale americana. Abbiamo accettato per diversi decenni l'ombrello americano nella Difesa. Siamo diventati una Potenza a rischio deindustrializzazione e quindi vulnerabile, in nome della costruzione del mercato unico e della necessità di costruire giganti europei. I nostri gioielli sono stati smantellati, con l'ingenua complicità dei governi determinati a rompere con lo statalismo.

Siamo diventati un Paese incapace di controllare i suoi confini e il flusso migratorio. Siamo diventati un Paese incapace di bilanciare i suoi conti, che ha delegato a Francoforte il compito di coniare denaro, e a Bruxelles le chiavi del Tesoro.

Di fronte a questo, salvo voler provocare un grave incidente democratico, è necessario recuperare gli strumenti che consentono alla politica di giustificare la sua esistenza consentendo l'alternativa della scelta democratica. Mentre il dibattito sull'Europa si apre, vogliamo proporre 8 punti di passaggio obbligati a tracciare una linea sovranista per un nuovo corso:

In primo luogo, occorre mostrare chiaramente il rifiuto per un'Europa federale come obiettivo dell'attuale costruzione, il che significa porre fine ai trasferimenti di sovranità e alla marcia forzata verso l'armonizzazione;

In secondo luogo, limitare l'Unione europea alla civiltà europea, che è quella di chiudere le porte alla Turchia, ma di aprire un dialogo con la Russia;

In terzo luogo, rimettere i parlamenti nazionali al centro della meccanica istituzionale, eliminando nel contempo il ruolo politico della Commissione;

In quarto luogo, istituire una cooperazione con alcuni Stati su temi immediati come la costruzione di un Amazon o di un Google europei, in grado di proteggerci da false informazioni e spionaggi vari e variegati;

In quinto luogo, stabilire nella Costituzione il primato della legge italiana sul diritto europeo per consentire al nostro Parlamento di sospendere con una sua legge un atto europeo che leda i nostri interessi. Solo così metteremo fine all'illusione della costruzione federale;

In sesto luogo, immettere il concetto di servizio pubblico al centro della logica europea ponendo fine alla politica di libera concorrenza illimitata e proteggendo i nostri ultimi gioielli in condizione di monopolio;

Settimo, impegnarsi a votare contro ogni ulteriore liberalizzazione degli scambi, che si tratti di Mercosur o CETA;

Ottavo, ammorbidire i criteri di Maastricht escludendo gli investimenti o la spesa sostenuta per la sicurezza esterna.

È giunto il momento, in Europa, non solo di cambiare discorso, ma anche di mettere in atto misure che consentano un riorientamento dell'Unione. Altrimenti, il dibattito sarà orientato da coloro che mostrano chiaramente la loro spinta federalista e da quelli che non la vogliono ma che la subiscono comunque.

Dobbiamo osare un'altra Europa, un'Europa di Nazioni sovrane, un'Europa che non è il futuro dell’Italia, né la sua sostituzione, ma un complemento utile per la sua esistenza e il suo destino.