La Voce della Patria

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Per tutti gli osservatori che hanno pronosticato essere l'Africa il continente del futuro, quello del XXI secolo, le notizie di questi giorni portano ad un triste risveglio.

Nello Zimbabwe e in Mali, l'elezione del presidente non è sfuggita alla confusione o alle accuse di brogli.

La Repubblica Democratica del Congo, ispira i più grandi rimpianti, nonostante la rinuncia del presidente uscente Joseph Kabila.

Il Camerun e la Nigeria, che voteranno a ottobre e a febbraio dell'anno prossimo, fanno ben poco per incoraggiare l'ottimismo.

La democrazia, condizione senza la quale l'economia del Continente non può prosperare, sta lottando per stabilirsi su entrambi i lati del Sahara. Ma spesso il potere viene confiscato e i vecchi demoni della politica resistono.

Eppure l'Africa non è una sola né è sola. L'arrivo di George Weah, ex-star del calcio, a capo della Liberia, le notizie dalla Tunisia, dall'Angola e dall'Etiopia, i recenti atti di pacificazione del presidente ivoriano contro i suoi avversari lo testimoniano: non c'è inevitabilità all'oppressione, alla rivalità tribale, alla corruzione diffusa, al fondamentalismo islamico.

Dall'indipendenza e dalla fine della guerra fredda, tanti ostacoli sono stati superati. Qua e là emerge una classe media: collegata al resto del pianeta, condivide le stesse aspirazioni che in Occidente. In particolare il libero esercizio del diritto di voto. Certamente, è necessaria molta pazienza. La primavera, non solo araba, non è ovunque per ora. Ha conosciuto dei fallimenti. Ma un continente non può essere ricostruito in un giorno.