La Voce della Patria

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Il mondo dei media ha appena trovato un nuovo obiettivo. Il suo nome è Jair Bolsonaro. È stato eletto domenica sera dai brasiliani con il 55,1% dei voti, contro il 44,9% del suo concorrente, Fernando Haddad. Xenofobo, omofobo, misogino, apprendista dittatore, sono alcuni degli aggettivi che si trovano nel pensiero progressista universale, e trasformano la sala stampa in un'eco indignata.

L'Italia non fa eccezione a questa unanimità: era impossibile, nel dopo elezione non ascoltare la litania dei media, che paventano un fascismo in grande spolvero.

La maggior parte dei media trova più semplice farne una caricatura piuttosto che analizzare il fenomeno.

Ma dove sono i democratici tra quelli che contestano un'elezione democratica?

Piuttosto che aprire il processo a Bolsonaro ora, i commentatori farebbero meglio a capire la ragione della sua vittoria. Bolsonaro, che sarà giudicato dagli atti, prima di tutto è il prodotto del fallimento di una sinistra brasiliana corrotta, lassista, incompetente.

Il progressismo in bancarotta, simboleggiato da Lula da Silva ora in carcere, è stato respinto in Brasile come lo era stato in precedenza negli Stati Uniti con l'elezione di Donald Trump.

La stessa esasperazione degli elettori si verifica in Europa, attraverso l'ondata populista che continua a crescere, e che ha spinto lunedì Angela Merkel ad affermare di non correre per un altro mandato come capo della CDU.

Ciò che sta accadendo in Brasile e nelle stanche democrazie occidentali non è altro che la rivolta dei popoli traditi. Queste insurrezioni sono reazioni salutari. Stanno cercando di mettere fine ai sistemi politici che sono senza fiato e che producono solo disastri.

Coloro che denunciano i "discorsi di odio" dei vari Bolsonaro, Trump o Salvini (Macron su questo è in prima linea) sono i primi a designare come nemici quelli che non vogliono seguire loro e che non sono più intimiditi dalle loro lezioni di morale.

Chi semina l'odio, se non quelli, che chiedono di combattere i popoli in rottura con il sistema oligarchico? Chi disprezza la democrazia se non chi non sopporta che si esprime liberamente?

Per il momento, non è Bolsonaro a preoccuparci, ma chi non accetta le ragioni della sua vittoria.