La Voce della Patria

Questo sito ha per obiettivo l'essere un luogo di scambio, un appuntamento regolare, amichevole, diretto. Tutto qui può essere detto, argomentato, commentato. La sola condizione posta è il rispetto delle regole elementari di civiltà: le tesi ingiuriose o oltraggiose saranno prescritte. Un moderatore vigila. Benvenuti.

Siamo in momenti di grande difficoltà. Quando non si sa più dove si vive, la cosa più saggia da fare è tornare indietro per sapere da dove si viene. Dante è il primo muro di italianità su cui si può posare la mano. Secoli prima del Risorgimento c'è chi osa sentirsi italiano!

Oggi siamo l'unico Paese al mondo che non celebra più se stesso. L'unico che ha dimenticato che questa vecchia Nazione, che non è una nazione “start-up”, è ricca di una storia che dovrebbe essere amata perché è gloriosa; che ha un'arte di vivere che dovrebbe essere protetta perché è fragile; e una lingua che dovrebbe essere collocata nel cuore di ognuno piuttosto che sviluppare l'apprendimento di altre lingue a scuola o nelle università.

Le politiche di apertura agli altri popoli, tipiche di un multiculturalismo piuttosto mal compreso, sono deleterie quando non si sa bene chi siamo: rischiamo di essere sopraffatti, rischiamo di essere gli ultimi italiani nella storia.

Con il pretesto dell’antirazzismo, si costruiscono storie, come quella di un futuro fantastico sulla nozione di beatitudine multiculturale per arginare la realtà in campo, che è fatta più spesso di squallore e bassifondi che di una società inclusiva.

La questione dell'identità, la cui mera evocazione costituisce un errore morale, è stata sacrificata sull'altare della società aperta, quest'ultima sì, inesorabilmente felice.

Il paradosso vuole che siano i leader della sinistra la cifra di questa atmosfera così politicamente corretta che hanno pazientemente contribuito a sviluppare nello spazio pubblico, sui mezzi di comunicazione e che, alla li ha travolti.

Tra crisi economica e lo smantellamento dell'italianità di certe aziende, molti settori della società italiana esprimono un senso di espropriazione, la negazione della loro origine, dell'identità.

L'angoscia identitaria torna ad esprimersi, ma occorre interrogarsi: il multiculturalismo ha fratturato questo campo da gioco chiamato Repubblica, ha recitato il credo del quasi-assoluto diritto alla differenza, facendoci dimenticare delle nostra eredità. Ma occorre aver ben solide le nostre radici. Solo così è possibile aprirsi agli altri!

Resta da vedere se il crepuscolo di una visione ottimistica della società multiculturale, ora in atto, è un autentico ribaltamento strategico o una breve irruzione dell'inconscio.