La Voce della Patria

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La decisione dell'Italia di opporsi all'Unione europea ha fatto di essa un fulgido segnale di speranza per i populisti di tutta Europa che non vogliono uscire dall'UE ma che vogliono invece prendere il potere a Bruxelles per mezzo delle elezioni europee del prossimo maggio. Vogliono lavorare dall'interno per fermare un'unione sempre più stretta e ripristinare la sovranità degli Stati nazionali.

Tutto ciò rende il governo populista dell'Italia l'antitesi del presidente francese Emmanuel Macron, che ha scelto la commemorazione del centenario dell'armistizio a Parigi - all'inizio di questo mese - per criticare il nazionalismo (la cui espressione moderna – secondo lui - è il populismo) perché cancella la cosa che una nazione 'detiene di più prezioso', che sono 'i suoi valori morali'.

Ma il grande programma di Macron per la dissoluzione degli Stati nazionali d'Europa, è sicuramente destinato a fallire. Questo non grazie ai suoi nemici populisti, in Italia o altrove, ma grazie ai suoi amici tedeschi. Il suo piano obbligherebbe la Germania ad accollarsi il debito non solo dell'Italia, ma di ogni altro Paese della zona euro sulla costa mediterranea. I tedeschi non lo accetteranno mai a meno che non sia loro imposto con la forza.

Ciò che finora ha salvato la zona euro dalla distruzione, è stata la decisione nel 2012 di Mario Draghi, presidente italiano della Banca centrale europea (BCE), di iniziare un massiccio programma di stampa di denaro per comprare titoli di stato nei Paesi della zona euro, in particolare dell'Italia (ora detiene il 15 per cento del totale delle obbligazioni sovrane dell'Italia). ‘La BCE è pronta – annunciò Draghi - a fare tutto il necessario per preservare l'euro. E credetemi, sarà abbastanza '. Ed esso lo fu. È stato questo a ribassare lo spread in Italia e a salvare la zona euro.

Ma la BCE ha intenzione di fermare il programma interamente alla fine di quest'anno. Questo lascerà l'Italia completamente alla mercé dei mercati, intrappolata in un'unione monetaria disfunzionale, e con i tassi di deposito dell'eurozona già così bassi che non possono andare a meno dello 0,4 per cento, e quindi abbastanza incapaci di affrontare la prossima grande recessione economica globale, che molti dicono colpirà già il prossimo anno. E a differenza della Grecia, l'Italia, che è la terza economia della zona euro, è troppo grande per essere salvata, anche se i tedeschi lo volessero.

Il problema per l'Italia è che la nostra economia è molto debole, ma essendo prigioniera della moneta unica non c'è molto che possa fare. Il nostro PIL è ancora del 5% al di sotto del suo picco nel 2008. Con la Grecia, siamo l'unico paese dell'UE che non è riuscito a recuperare i livelli di dieci anni fa. Il reddito pro capite del PIL dell'Italia, se adeguato all'inflazione, è inferiore a quello del 2000.

Questa è una ricetta per il disastro, che potrebbe facilmente scatenare lo scontro tra i populisti italiani e gli imperialisti dell'UE e il cui danno sarebbe molto più grave della Brexit.