La Voce della Patria

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Fuori i sindacati sperimentati durante le lunghe liturgie della Prima Repubblica, fuori le cosiddette "parti sociali" e gli altri corpi intermedi interpellati dal potere. Peggio ancora, fuori il Parlamento, la cui capacità di incarnare la volontà dei cittadini è sempre più contestata.

I parlamentari, che la narrativa ufficiale assegna alla funzione di amministratori del popolo, sono ora assimilati a una nobiltà repubblicana estranea al "paese reale": il gioco delle elezioni quindi non consente più l'identificazione dei cittadini con le élite politiche.

Questo fallimento è insufficiente a ripristinare l'illusione contrattuale mantenuta dalla narrativa democratica per giustificare l'obbedienza dei governati ai governanti.

Comprendiamo quindi l'attrattiva dei cittadini odierni per le riforme istituzionali radicali e richieste dai movimenti populisti da lungo tempo. Ad esempio, il ricorso alla democrazia diretta o l'introduzione del famoso "recall", ovvero un referendum sulla permanenza in carica degli eletti.

È difficile, tuttavia, vedere come uno Stato governato dall'assolutismo plebiscitario sarebbe più in linea con la volontà dei cittadini che con una "aristocrazia elettiva". Queste proposte commettono l'errore di promettere di correggere lo squilibrio tra offerta politica e domanda dei cittadini-sovrani. Ma in realtà provengono da fallimenti istituzionali che la narrativa democratica cerca di nascondere.

La narrativa democratica ritrae lo Stato come un agente fedele strettamente subordinato alle necessità del popolo. Questa descrizione, tuttavia, è fasulla.

Lo Stato si definisce come uno strumento di costrizione capace di liberarsi dalle volontà individuali. Questo aspetto rende inevitabilmente insensibili le preoccupazioni atomizzate dei cittadini. L'unico modo per sconfiggere questa realtà è perdere la sua dimensione imperativa per diventare un'organizzazione revocabile e intercambiabile, proprio come qualsiasi altro fornitore.

Queste innovazioni cambierebbero la natura dello Stato sovrano in un'associazione ordinaria più ricettiva ai desideri dei suoi membri.

Il recall più sopra menzionato, ad esempio, sarebbe alla fine un tentativo di introdurre la filosofia del mandato imperativo ripudiato dalle Costituzioni liberali e democratiche per facilitare il licenziamento democratico in caso di insoddisfazione. Ma la subordinazione dei rappresentanti eletti al popolo verrebbe probabilmente rafforzata.

La natura radicale di questa innovazione costituzionale è vertiginosa. Tuttavia, è alto il rischio che la scarsa adesione elettorale al recall peserebbe sulla pace civile. Rompere il consenso su basi procedurali del nostro sistema politico e il senso di prigionia verso di esso promuove infatti una cultura insurrezionale che metterebbe a rischio le nostre società aperte.

Solo una completa rifondazione del contratto sociale di cui le nostre società moderne si fanno portavoce può impedire un conflitto permanente.