La Voce della Patria

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Dall'inizio del pontificato le ripetute dichiarazioni di Papa Francesco a favore dei migranti causano molti malintesi e critiche in molti fedeli, che le considerano non realistiche, contrarie alle regole fondamentali del bene comune o semplicemente incompatibili con la sopravvivenza delle Nazioni e il diritto dei popoli europei alla continuità storica delle loro identità.

E fin dall'inizio del pontificato, coloro che sostengono queste posizioni del Papa ribattono ai suoi detrattori che sarebbe, per Francesco, solo una rigorosa attuazione della carità evangelica, un promemoria vigoroso dalla parabola del buon samaritano e dalla chiamata di Gesù ad accogliere lo straniero: ciò ha vietato ogni critica e chiuso la porta a qualsiasi dibattito.

Tuttavia, man mano che il pontificato progredisce e si accumulano i testi e le dichiarazioni, questa linea di difesa sembra sempre meno sostenibile, gli interventi del Papa sul soggetto appaiono sempre più chiaramente per quello che sono: posizioni che emergono dalla politica - ma una politica purtroppo colonizzata dalla moralità -, e quindi estranea alla preoccupazione per il bene comune.

Oggi, il sostegno entusiastico del Vaticano al "Global Compact delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare" non fa che rafforzare la convinzione che lo scopo del Papa non sia solo quella di ricordare la dignità a cui hanno diritto tutte le persone umane, ma per promuovere una visione del mondo in cui la migrazione costituisce l'orizzonte insuperabile dell'umanità e la via della sua salvezza.

Ma mai una parola sulle sofferenze dei popoli europei e, al loro interno, delle classi popolari che più hanno risentito negativamente del fenomeno delle migrazioni: quelle che vivono in periferia, accanto agli stabili occupati, nei quartieri dove si spaccia o ci si prostituisce, dove c'è un degrado sociale, ambientale ed economico a causa della presenza di immigrati regolari e islamici.

Nelle innumerevoli dichiarazioni di Papa Francesco sull'accoglienza dei migranti, cercheremo invano l'attenzione per queste sofferenze. Come cercheremo invano, se non per condannarle, una menzione delle ansie suscitate dalla crescente presenza di un Islam conquistatore sul territorio di un'Europa che è stata costruita come la terra della cristianità.

"Il fenomeno delle migrazioni contribuisce a coltivare il "sogno" di un futuro di pace per l'intera umanità", ha scritto Giovanni Paolo II nel 2004: oggi in tempi di comunitarismo, dissociazione, islamismo radicale e diffuso impoverimento, il "sogno" è diventato un incubo per tutti gli interessati, ma il Papa continua a sognare...

Ripristinare l'equilibrio miracoloso, dopo duemila anni, tra il rispetto per l'identità delle Nazioni e la chiamata alla fratellanza universale, per convincere ancora una volta gli europei che il cattolicesimo è il futuro dei popoli e non la loro distruzione, questo è l'unico modo in modo che l'Europa e la Chiesa abbiano ancora un futuro comune.