La Voce della Patria

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È ormai opinione comune che la manovra finanziaria del Governo non comprende alcun disegno organico per la crescita economica e sociale del Paese. Essa si presenta per quello che è: uno scambio tra le due componenti della maggioranza al fine di rispettare i rispettivi programmi elettorali. Non è detto che sia un male, dati i tempi recenti in cui le direttive della manovra venivano scritte direttamente tra Bruxelles e Francoforte.

Quello che però manca nella manovra – vero e proprio manifesto programmatico dei Governi – è un'idea strutturale di futuro.

Innanzitutto sarebbe urgente affrontare due settori portanti della nostra società: l'economia e l'istruzione.

A fronte dei tagli agli incentivi al fine di avere il via libera della Commissione europea alla manovra sarebbe stato necessario mantenere il piano di interventi di “industria 4.0” una delle poche buone cose varate dai precedenti Governi di sinistra, infatti rimpianti dagli imprenditori, perché puntava a portare l'innovazione all'interno delle fabbriche.

…e poi sarebbe stato auspicabile un piano (da spalmare su 5 anni di legislatura) in cui si diminuiva la pressione fiscale sul lavoro e si contribuiva ad innalzarne la produttività.

L'altra grande emergenza che si doveva affrontare è l'istruzione dato che lo Stato spende in questo settore, pro-capite, meno che qualsiasi altra Nazione europea ad esclusione della Spagna e della Grecia.

Non è tanto la qualità dell'insegnamento ad essere sul banco degli imputati quanto l’attenzione dello Stato per i più capaci ed i più meritevoli, come prescriverebbe l'articolo 34 della Costituzione.

Che, infatti, sono costretti ad espatriare subito dopo la laurea per mancanza di alternative di lavoro.

Un duplice lavoro andava fatto dal Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca: il primo sulle borse di studio, il secondo sui mezzi in dotazione alla nostra ricerca scientifica e tecnologica. Anche cercando risorse in una nuova tassazione sulle successioni, come suggerisce Ferruccio de Bortoli sul Corriere Economia di questa settimana.

Pochi interventi avrebbero data l'idea di dove si sarebbe voluto portare il Paese nel futuro…