La Voce della Patria

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Penisola italiana
Italia

Secondo i dati Eurostat riferiti al 2015, l'Italia è prima in Europa per la generosità con cui concede la cittadinanza agli stranieri. In quell'anno, infatti, ha concesso la cittadinanza a ben 178.035 persone (per lo più provenienti da Paesi del Terzo mondo) e stacca di gran lunga lo Stato che si è classificato al secondo posto, la Gran Bretagna  (con 118 mila concessioni).

La prima nazionalità a beneficiare della nostra cittadinanza è quella albanese (19,7% delle concessioni totali), vengono poi la marocchina (18,2%) e la romena (8,1%).

L'Italia, inoltre, concede la cittadinanza al 37,7% dei marocchini che l'hanno ottenuta in un Paese della UE, al 72,6% degli albanesi, al 50,7% dei romeni, al 51,6% dei bengalesi,  al 28,9% dei filippini, al 42,8% dei senegalesi, al 38,6% dei ghanesi, al 30,2% dei serbi e al 56,7% degli egiziani.

Continuando a questi ritmi, ancora qualche lustro e l'Italia sarà irriconoscibile!

...questo senza contare gli immigrati regolari ed irregolari che stanno già sul nostro suolo.

Questa non è solo una sfida sociale: quella che ci hanno teso i nostri incompetenti politici e governanti è la sfida della continuità storica dell'Italia e del suo popolo. Essi, con la concessione a man basse della nostra nazionalità, hanno messo in ostaggio (in mani straniere) i nostri principi democratici, i nostri usi, i nostri costumi e le tradizioni, eredità di una storia politica e culturale.

Eredita che è stata presa come variabile suscettibile di aggiustamento, per favorire questa naturalizzazione e l'immigrazione che è sotto gli occhi di tutti, di cui ci pentiremo.

Per arrestare questa decomposizione del popolo italiano vogliamo qui suggerire alcuni correttivi alla legge sulla concessione della cittadinanza affinché ne siano irrigiditi alcuni parametri.

Innanzitutto andrebbero inscritti in Costituzione alcuni principi fondamentali in modo che non possano essere modificati da maggioranze parlamentari più condiscendenza sul tema.

Deve essere fissata come prima cosa il principio secondo il quale occorrono 10 anni di permanenza ininterrotta sul territorio italiano per acquisire la nostra nazionalità; in secondo luogo la nazionalità può essere concessa solo in seguito ad un percorso documentato che abbia portato all'assimilazione della cultura italiana, alla padronanza della nostra lingua e previo giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi.

Infine deve essere vietato il cumulo delle nazionalità, per cui se si acquista quella italiana si perde la cittadinanza straniera, e viceversa.

Quello che proponiamo è l'assimilazione anziché l'integrazione: con l'assimilazione - di cui la cittadinanza sarebbe il coronamento - si presuppone la padronanza dei codici sociali che permettono l'esercizio delle libertà nella Repubblica. 

L'Italia può accettare degli apporti esterni ma a condizione che essi preservino la sua personalità, che deve permanere!

Quella che abbiamo davanti a noi è una battaglia risoluta per continuare la nostra Nazione. È difficile, ma ci sono abbastanza ragioni per non essere troppo pessimisti. Sentiamo che la società italiana tiene ai suoi valori e alla loro perpetuazione.

Una comunità di destini non permane se non condivide delle rappresentazioni collettive di sé medesima, un ordine immaginario in cui identificarsi.

È proprio perché riteniamo che bisogna sentire nell'animo l'impulso di appartenere ai destini dell'Italia che ci mostriamo così esigenti nel concedere la cittadinanza!