La Voce della Patria

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Le nazionalizzazioni sono un intervento con cui lo Stato, attraverso una legge, acquisisce la proprietà o almeno il controllo di determinate industrie private o di settori economici in cui l'interesse pubblico è predominante.

È ovvio che i Paesi europei non hanno più i mezzi economici, sociali e politici per accogliere tutti i miserabili del mondo. L'immigrazione di massa pone un problema di identità e cultura. L'uomo non è solo un homo economicus disincarnato, senza storia o radici; è soprattutto un essere di cultura. La cultura europea - eredità dell'antichità, giudeo-cristianesimo e dell'illuminismo - rischia di essere sopraffatta da popolazioni il cui stile di vita è incompatibile con lo stile di vita europeo e la cui massiccia presenza sul nostro suolo non può che creare tensioni.

La domanda sembra oziosa quando le due forze politiche che formano la maggioranza di Governo raccolgono circa il 60% delle intenzioni di voto degli elettori. Ma non c'è dubbio che se chiedessimo agli italiani cosa pensino dei loro politici la percentuale suddetta sarebbe, quantomeno, rovesciata.

L'Italia nega qualsiasi intervento militare nella sua ex colonia anche se gli scontri fra le milizie potrebbero far saltare gli accordi con le varie tribù e città della costa che hanno permesso di frenare gli sbarchi. Secondo le stime ci sarebbero circa 50 mila profughi pronti ad imbarcarsi per il nostro Paese e più a nulla potrebbero valere, allora, gli sforzi del nostro Governo e della Guardia costiera.

Nell'ultimo Consiglio europeo sull'immigrazione dello scorso giugno a Bruxelles l'Italia aveva alcune richieste che è riuscita a imporre in parte. Quel che è certo è che, con il sostegno di Paesi come l'Austria e l'Ungheria, ha permesso a un discorso forte sull'immigrazione di avere il diritto di essere discusso in un forum non abituato a questi argomenti.