La Voce della Patria

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Soldi
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Siamo incorreggibili. Un certo conformismo intellettuale ci porta a credere che i concetti siano pienamente applicabili nella vita reale. Così come sono, senza alcun limite. Spesso rinunciando al buon senso e al pragmatismo. È proprio questo il caso della solidarietà sociale, una parola che sembra avere un significato magico per coloro che la difendono senza aver mai pensato ai suoi contorni con un minimo di lucidità.

La solidarietà organizzata, parzialmente istituzionale, è rivolta a tutti coloro che, a causa delle difficoltà della vita, sono in un momentaneo stato di debolezza. È responsabilità della comunità nazionale aiutarli a superare questa fase, queste difficoltà per permettere loro di vivere dignitosamente.

Ma di fronte a proposte come il reddito di cittadinanza, ormai entrato nell'agenda di tutte le forze politiche, è tempo di rendersi conto che la solidarietà non è un diritto perenne.

Certo, si tratta di un imperativo morale e sociale che nessuno vuol mettere in dubbio, ma non può far parte dei "diritti acquisiti", un concetto troppo radicato in tanti modelli di pensiero.

Pertanto per beneficiare della solidarietà nazionale, con le dovute eccezioni, è necessario trovarsi in una situazione transitoria che non può essere prolungata a tempo indefinito, per diventare un modo di vita perenne.

Anche se da anni notiamo come molti dei nostri concittadini si siano stabiliti in una situazione di abuso della solidarietà sociale la facilità con la quale è stato usurpato questo diritto non interessa quasi a nessuno. Anzi: la comodità di tali prestazioni sociali (assegni di disoccupazione e cassa integrazione per chi svolge un lavoro, assegni corrisposti a falsi invalidi…) li fa ambire senza pensare ai danni che si addossano alla collettività.

Quindi questa domanda diventa un'emergenza: la solidarietà ha dei limiti? La risposta non è facile, ma merita audacia e chiarezza. Considerando la questione con un approccio umanistico, che è alla base della nostra democrazia, risponderemmo che non c'è limite a ciò che esso impone.

Ma la vita quotidiana e il realismo portano ad una risposta più sfumata e vengono a galla dei limiti su tre fronti. Il primo limite è economico e finanziario. Naturalmente, le esigenze sono immense, ma il nostro Paese non è in grado di assumere una spesa indefinita che aumenta costantemente.

La solidarietà, come tutte le sfaccettature della nostra vita sociale, comporta delle scelte. Scelte ragionevoli che devono derivare da un'analisi completa e sincera.

Il secondo limite consiste nella coscienza culturale e collettiva; questa posizione di lassismo è ora accettata in tutti gli strati della società anche quando beneficiare del sistema sociale diventa un modo di vivere, mentre la vera sfida è contribuire ad affrontare con equità le esigenze degli strati sociali più deboli.

Il terzo limite è il rispetto di tutti gli italiani che pagano le tasse nel vedere le loro risorse destinate a chi ha veramente bisogno, senza abusi né senso di impotenza per il cattivo uso che si sta facendo del loro denaro.

Per questi tre motivi almeno, la responsabilità dello Stato impone limiti alla solidarietà. Sono essenziali per garantire l'efficienza e la sostenibilità del sistema. Devono essere considerati e applicati con lealtà per preservare un equilibrio sociale già minacciato dalla lassezza di alcuni e dall'abuso di altri.

Dobbiamo soprattutto prendere decisioni coraggiose per determinare questi limiti, definire una valutazione degli strumenti della solidarietà e della loro applicazione.

Infine, È necessario un controllo puntuale e rispettoso dei contribuenti.

Trasformare la nostra concezione della solidarietà è vitale perché, adesso, penalizza le finanze pubbliche senza produrre i risultati desiderati. In breve, non si tratta di acquistare pace sociale, ma di salvare temporaneamente alcuni dei nostri compatrioti.

È il momento di sbarazzarsi di questa concezione arcaica di solidarietà posta in essere da una sinistra in difficoltà che ha introdotto, in maniera lenta, questo diritto senza vincoli.

Questa mancanza di visione e di coraggio sta minando il nostro Paese. Soprattutto, e questo è il fatto più grave, un giorno non avremo più i mezzi di questa forma di solidarietà incontrollata.

Ciò potrebbe succedere in modo brutale o esplosivo e rischiamo di perdere il controllo della situazione.

Per un popolo, non c'è niente di peggio di un risveglio in sussulto.