La Voce della Patria

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Continua il calo delle nascite, inarrestabile. Nel 2016 se ne sono contate 473.438. Si passa di record in record (negativo) dall'unità d'Italia, giacché l'anno prima le nascite per la prima volta erano scese sotto il mezzo milione di unità (488 mila). Sono circa 1,34 figli per coppia, insufficiente alla sostituzione demografica perché il fatidico tasso di natalità che permette alla popolazione di rimanere stabile nel tempo sarebbe di 2,1 figli per coppia.

Questa situazione si riverbera ovviamente sulle voci della spesa nazionale, laddove il 14,1% della stessa va a coprire (nel 2015) la spesa per le pensioni!

Da ciò una contrazione della domanda interna, poiché più una popolazione invecchia e meno propende per i consumi mentre una popolazione giovane e con figli è più propensa a spendere.

Il brutto della situazione è che la propensione ad avere figli farebbe arrivare il tasso di natalità almeno al 2,19: ampiamente dentro la soglia di sostituzione demografica!

Se il desiderio di avere figli è così alto ciò significa, da un lato frustrazione, dall'altro, però, contiene un margine notevole per migliorare il tasso di natalità, da affrontare con le politiche adeguate.

Si può guardare all'esempio francese, che da tempo è ormai il paradigma per ogni politica della famiglia funzionante.

La cifra che il governo francese ha speso nel 2015 per sostenere la natalità è stata pari a quasi il 5% del prodotto interno lordo. Architrave di questa allocazione di risorse è la "Prestazione di accoglienza del bambino", ossia un bonus elargito a partire dal quarto mese di gravidanza (in modo da permettere di sostenere le spese iniziali) ed esteso fino ai tre anni di età del bambino.

La caratteristica di questa dotazione è la progressività, ovvero aumenta con il numero dei figli: gli assegni familiari passano da 129 euro al mese per chi ha due figli a quasi 300 per chi ne ha tre. È invece la finanziaria per il prossimo anno non fa che dimezzare il bonus bebè a 40 euro ed a renderlo strutturale solo per un anno anziché i tre precedentemente previsti.

Il segreto è considerare le spese a sostegno della famiglia un investimento che si ripaga nel tempo, e non più un costo. Ed è ciò di cui si dovrebbe parlare in questa campagna elettorale, anziché accapigliarsi sulle cosiddette “fake news”.

Per sostenere la natalità, più che le politiche di conciliazione dei ritmi di lavoro con quelli famigliari, è necessario innanzitutto rendere i giovani padroni del proprio destino, con politiche mirate sull'occupazione: essi ormai raggiungono la piena autonomia molto tardi e per conseguenza rinviano molte delle decisioni familiari riproduttive. Finiscono gli studi tardi, entrano nel mercato del lavoro tardi, escono dalla famiglia tardi, rimandano la scelta di fare un figlio fino a trovarsi a ridosso di un’età in cui riuscirci è molto faticoso se non quasi impossibile.

È indispensabile, anche, far entrare più donne nel mercato del lavoro. Quarant’anni fa, nei Paesi nei quali le donne erano impegnate prevalentemente in lavori domestici e i tassi di occupazione erano bassi, la natalità era più elevata. Oggi avviene l’inverso: dove c’è un’occupazione femminile alta si fanno più figli e dove c’è un’occupazione bassa se ne fanno meno. Una famiglia ha bisogno di più fonti di reddito, non può più puntare su una sola entrata mensile.

Ecco di cosa sarebbe necessario dibattere e confrontarci in questa campagna elettorale ormai cominciata, se non vogliamo diventare gli ultimi italiani di questo mondo!